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Luca Gironi

Luca Gironi

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Arci Caccia Friuli: Molta insoddisfazione per la nuova legge sulla caccia targata Fidc-Regione



Troppo trionfalismo sulla nuova legge in materia di caccia in Regione Fruili Venezia Giulia. Anche se la “musa” ispiratrice è stata un’associazione, la Federcaccia, che dice di rappresentare il 70% dei Friulani con la passione della Dea Diana, è proprio vero il detto, anche questa volta più di altre: l’elefante ha partorito un topolino. Meglio premiare i piccoli a questo punto?

Leggi sbagliate o peggio ancora inutili e illegittime. ARCI Caccia si prepara a una nuova battaglia dopo l’approvazione in Regione delle norme in materia venatoria con un obiettivo: difendere la dignità dei cacciatori. Non abbiamo bisogno di nasconderci dietro una legge, così come appare dalle norme approvate, per rivendicare il nostro buon diritto di esercitare l’attività venatoria. Si evince dalla legge, infatti, che il pubblico ufficiale non possa esaminare il tesserino regionale di cui è dotato ogni cacciatore, al di fuori dell’attività di caccia. Perché? Ebbene, noi sosteniamo che chi nulla ha da nascondere non debba temere alcun controllo, dentro o fuori dalla caccia. Di più: affermiamo che la vigilanza è scarsa e spesso mal organizzata.
Richiedere l’intervento del cacciatore per abbattere un animale ferito sul bordo della strada potrebbe essere una mossa azzeccata, così come era stata configurata e messa in atto dalla Provincia di Udine (convenzione sottoscritta da Prefettura, Questura, organi di polizia), ma in quel caso era stato previsto che l’abbattimento fosse subordinato al nulla osta del veterinario. Ora invece si lascia libero arbitrio al cacciatore con il rischio di incorrere in gravi violazioni ed equivoci con gli organi di vigilanza forieri di conseguenze anche penali.
Forse la Regione non ha tenuto presente nella redazione della nuova legge l’esistenza dell’Ispra (Istituto superiore protezione ricerca ambientale) che è la più alta autorità nazionale in materia venatoria e più volte intervenuta censurando l’attività della Regione. Caccia con il segugio ai cervidi anche su terreni innevati, caccia al cinghiale allargata a quattro ore prima dell’alba e dopo il tramonto (e ci devono spiegare con quali occhi il cacciatore appostato individua la preda e l’abbatte a meno di non ricorrere a mezzi allo stato vietati): entrambi i casi sono in contrasto con la legge nazionale 157 e le indicazioni vincolanti dell’Ispra (facile a questo punto ipotizzare ricorsi e fin d’ora annunciamo anche il nostro).
L’ARCI Caccia (“Compagni della natura”), in attesa del testo completo, ribadisce la volontà di tutela dei cacciatori da iniziative inutili e dannose, di legalità e sostegno alle indicazioni degli Istituti di ricerca con i quali collabora e le cui indicazioni ispirano l’ azione venatoria.

Un’ultima nota politica: i proponenti e sostenitori di queste norme hanno ringraziato la presidente della Regione “senza l’impegno della quale – affermano – anche in contrapposizione a molti della sua maggioranza, non ce l’avremmo fatta”. Vorremmo sapere quale ruolo ha avuto Debora Serracchiani e quali argomenti abbia utilizzato per convincere i consiglieri recalcitranti.

Graziano Busettini

Presidente Regionale Friuli Venezia Giulia

ARCI Caccia

Giuliano Ezzelini Storti

Vice Presidente Nazionale

ARCI Caccia

Arci Caccia ricorre al Collegio dei Garanti della CCT

ARCI Caccia Informa

Nel ricorso presentato, il Responsabile dell’Ufficio Legale dell’ARCI Caccia chiede lumi in merito alle quote di adesione, essendo l’oggetto del Provvedimento di sospensione. Il Legale chiede di sapere il rapporto che intercorre tra le quote 2015 versate dall’ARCI Caccia e il credito (come risulta dal Bilancio Consuntivo ARCI Caccia, approvato il 29 agosto 2016 e prima del versamento alla CCT del 12 settembre 2016) di Euro 20.000,00. Per scrivere la posta in Bilancio ci sarà stato un atto fiduciario, un’autocertificazione intercorsa tra ARCI Caccia e CCT? Una richiesta in ARCI Caccia rivolta dai Responsabili Legali alla CCT non risulta, sarà stata fatta a voce. Dalla verifica dei dipendenti abbiamo trovato la documentazione “Bilancio”. Essendo allora Dirigenti dell’ARCI Caccia e della CCT titolari del documento, riterranno i Garanti di chiedere chiarimenti a loro? Le riunioni, prima di scrivere le cifre le avranno fatte con la CCT, crediamo. Questo dice la semplice ragione.

Negli Uffici ARCI Caccia c’è Il “preventivo” 2016 approvato da ARCI Caccia Toscana, sempre del precedente Gruppo Dirigente nonché dirigente della CCT, che riporta in avere Euro 26.000,00 da CCT per l’anno 2016. Senza rivolgersi a “veggenti”… potranno constatare i garanti.

Se i Bilanci lasciati sono documenti e valgono per tutti, il saldo tra dare e avere degli anni 2015 e 2016 tra pagato e avere da CCT, ad oggi è a zero. Forse abbiamo dato un acconto di qualche Euro per le quote CCT 2017. Dirigenti responsabili legali dell’ARCI Caccia erano contestualmente e simultaneamente dirigenti della CCT.

I Garanti verificheranno i presupposti documentali del Provvedimento di sospensione.

I Garanti faranno luce sulle responsabilità di quanti hanno creato questa situazione? Perché non è risolta dal 2015 e dal 2016? Per fare danno all’ARCI Caccia non si vogliono vedere i documenti ed i fatti?

Attendiamo di essere convocati e ascoltati dai Garanti come si fa con tutte le parti interessate e come è prassi consolidata e scontata da parte degli Uffici di Garanzia.

Alleghiamo alla presente il ricorso al Collegio dei Garanti della CCT per il provvedimento di sospensiva promosso dalla CCT nei confronti dell’ARCI Caccia Toscana.

ANUU: CURIOSITÀ SUL PICCHIO ROSSO MAGGIORE

  • Pubblicato in Notizie

Il Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) è una specie comune che solitamente vive tutto l’anno nello stesso bosco. A differenza di molte altre specie che intraprendono periodiche migrazioni più o meno lunghe, il Picchio rosso maggiore è stanziale. Una coppia necessita di un areale di 5 o 10 ettari. Per favorire lo scambio genetico e il proseguimento della specie occorre che i boschi siano vicini tra loro e se la distanza fosse esagerata la colonizzazione del nuovo territorio non può avvenire. Un caso del genere è successo in Svezia dove gli ornitologi hanno ipotizzato che l’indebolimento genetico della specie, che ne ha causato la diminuzione, è stato causato dalle situazioni d’isolamento vissute dalle differenti popolazioni. Ma questa specie appartiene ad una famiglia ornitica molto caratteristica. Il suo picchiettio ha sempre destato curiosità tra gli appassionati e molti di loro si sono chiesti come questo uccello possa attutire i colpi dati con forza alle dure parti lignee degli alberi. La risposta sta nel fatto che l’esterno del cranio dei picchi è composto da un osso denso con l’interno molto poroso. La forza impiegata per colpire viene distribuita attorno al cranio, attutita dall’apparato ioideo che, a sua volta, alleggerisce la pressione al cervello che riempie completamente la struttura scheletrica posteriore impedendo così che sbatta all’interno. Un design evolutivo naturale che ha aiutato i picchi in generale a salvaguardare la sopravvivenza della specie. (Walter Sassi)

ANUU: PUBBLICATI I DATI RELATIVI AL MONITORAGGIO DELL’AVIFAUNA NIDIFICANTE IN LOMBARDIA DAL 1992 AL 2016

Nel mese di novembre 2016 i ricercatori Luciano Bani, Massimiliano Luppi e Valerio Orioli del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra (DiSAT) dell’Università degli Studi di Milano Bicocca (UNIMIB) hanno pubblicato la relazione inerente il monitoraggio dell’avifauna nidificante in Lombardia analizzando i dati raccolti dal 1992 al 2016. Lo studio prevede la raccolta di dati ornitologici e ambientali in punti d’ascolto georeferenziati nell’intero territorio regionale durante il periodo di nidificazione degli uccelli. Tutto nasce nel 1992 quando la DG Agricoltura della Regione Lombardia riconosce l’utilità di uno studio quantitativo dell’avifauna sul territorio regionale durante la stagione di nidificazione, promuovendo così l’avvio di un monitoraggio a lungo termine delle popolazioni nidificanti sul territorio. Questo progetto, nonostante alcune interruzioni nei primi anni di esecuzione, rappresenta oggi il programma di monitoraggio quantitativo dell’avifauna nidificante su ampia scala più longevo d’Italia. Tale progetto, per la vastità e la diversità ambientale del territorio indagato, è in grado di fornire una valutazione approfondita ed esauriente delle dinamiche di popolazione delle diverse specie di uccelli che si riproducono sul versante meridionale delle Alpi e nella Pianura Padana. Il database faunistico utilizzato in questa ricerca comprende dati sull’avifauna nidificante in Lombardia raccolti dal 1992 al 2016 in progetti con differenti piani di campionamento, escludendo però i dati relativi agli anni 1993, 1994, 1997 e 1998 poiché troppo scarsi e/o localizzati per poter ottenere stime attendibili delle popolazioni. 75 le specie analizzate, di cui 20 mostrano un declino numerico avendo un tasso medio annuo negativo e significativo. Si tratta di: Allodola, Passera d’Italia, Nitticora, Cardellino, Verdone, Rondine, Nibbio bruno, Cutrettola, Averla piccola, Passera mattugia, Usignolo di fiume, Torcicollo, Rondone, Luì piccolo, Regolo, Balestruccio, Gallinella d’acqua, Organetto, Ballerina bianca, Storno e Scricciolo. Sempre tra le 75 specie analizzate, 28 mostrano invece una crescita significativa e 5 quasi significativa della popolazione a scala regionale, nel lungo periodo. Di queste, 10 mostrano un importante incremento, con una tasso di crescita medio annuo superiore al 5%. Sono Colombaccio, Tordo bottaccio, Fagiano comune, Tordela, Picchio rosso maggiore, Gazza, Fiorrancino e Cincia bigia. Osservando i gruppi ecologici quello più problematico, ossia con il maggior numero di specie in regresso, è rappresentato delle comunità ornitiche che si riproducono all’interno degli agro ecosistemi. Inoltre, 13 su 27 possiedono un andamento negativo a lungo termine. In ogni caso anche le comunità ornitiche urbane denotano sofferenza poiché 3 delle 5 di questo gruppo appaiono in significativo calo. Decisamente migliore la condizione delle specie che abitano in ambienti semi-naturali, come gli ambienti forestali oppure gli ambienti aperti di media e alta quota, dove la pressione antropica è minore rispetto alla pianura. Per quanto riguarda i gruppi fenologici, invece, le popolazioni con il miglior status di conservazione sono quelle relative all’avifauna residente, con ben 10 specie su 22 che mostrano un andamento positivo e soltanto 3 in regresso. Per contro, circa un terzo dei migratori a corto e lungo raggio hanno popolazioni in diminuzione significativa. Per saperne di più: http://www.regione.lombardia.it – sezione servizi e informazioni. (Walter Sassi)

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