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Luca Gironi

Luca Gironi

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Toscana: il TAR rigetta il ricorso dell'URCA

Arriva a conclusione la telenovela sul capriolo in Toscana. Il Tribunale Amministrativo, infatti, ha ritenuto che il ricorso presentato dal Presidente URCA Antonio Drovandi "non risulta assistito da sufficiente “fumus boni iuris, poiché le caratteristiche delle singole zone e la distinzione tra aree vocate e non sono state tenute presenti dall’amministrazione nella determinazione della entità numerica e qualitativa del prelievo per ciascuna delle 540 unità di gestione – avvenuta in conformità al parere ISPRA e non contestata nel presente giudizio – mentre la deroga regionale, rispetto al parere ISPRA, relativa alla tempistica di esecuzione del prelievo, appare corredata da parte dell’Amministrazione di apparato motivazionale adeguato;". Quindi tornano cacciabili femmina e piccolo di capriolo nelle modalità previste dalla delibera della Regione.

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=UDKUWVNFRGTUMKCOL3BXH4RYBQ&q=CAPRIOLO

 

Passeggiando per il Game Fair

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Si è conclusa l'edizione 2018 del Game Fair, tante le persone che hanno affollato gli stand in questa importante tre giorni svoltasi nella Maremma Toscana. Molte le iniziative in campo, oltre alla tradizionale esposizione fieristica che ha visto in campo aziende del calibro di Beretta, Franchi, Bignami e Bs Planet, ma soprattutto Benelli. Grande, infatti, è stato l'impegno della casa urbinate che ha messo in campo, oltre al consueto stand (dove gli appassionati hanno potuto toccare con mano il nuovo Raffaello Be Diamond, il nuovo Duca di Montefeltro Prestige e il nuovo 828 U Beccaccia), buona parte delle linee di tiro e soprattutto l'arena spettacoli, dove il pubblico ha potuto ammirare le esibizioni del tiratore Davide De Carolis. Come nella miglior tradizione, non sono mancate le folkloristiche presenze dei falconieri, dei cavallerizzi e dei butteri, a ricordare che comunque, come da tradizione, questo importante evento outdoor si svolge nel cuore della Maremma.

 

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A Grosseto la selvaggina diventa spettacolo grazie alla Fondazione UNA Onlus

Grande successo ieri sera in Piazza Dante per lo show cooking dello chef Roberto Abbadati con l’ausilio del vignettista Fred. La strana coppia ha saputo proporre in modo originale e divertente le qualità di gusto e nutrizionali della carne selvatica

Grosseto, 7 settembre 2018
Involtino di prosciutto di cinghiale arrosto, risotto mantecato ai porcini e mirtilli con dadoni di mortadella di cinghiale al tartufo. Queste sono solo alcune prelibatezze presenti nel ricco ed innovativo menù che hanno potuto gustare i fortunati partecipanti allo show cooking “Selvatici e buoni”, andato in scena ieri sera in Piazza Dante a Grosseto durante l’anteprima del Game Fair.
L’evento, organizzato dalla Fondazione UNA Onlus, ha visto protagonisti lo chef bresciano Roberto Abbadati e Fred, storico vignettista di Porta a Porta. La “strana coppia” ha intrattenuto il pubblico in piazza per oltre un’ora e mezza raccontando in modo originale e divertente le qualità nutrizionali e di gusto della carne selvatica, in particolare quella del cinghiale. La preparazione delle portate a cura dello chef Abbadati, infatti, è stata accompagnata dalle vignette mai banali di Fred dedicate al racconto satirico dei maggiori temi legati al cibo, senza tralasciare riferimenti all’attualità e alla politica
Lo show cooking “Selvatici e buoni” nasce dal progetto omonimo promosso dalla Fondzione UNA Onlus e curato dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Milano e la Società Italiana di Medicina Veterinaria. Il progetto, che mira a valorizzare la carne selvatica inserendola in una filiera virtuosa che parta dal bosco per arrivare alla tavola, ha già ottenuto importanti risultati nel territorio bergamasco.
“Siamo contenti del grande successo che ha riscosso il nostro show cooking – ha dichiarato Nicola Perrotti, Presidente della Fondazione UNA Onlus – merito della professionalità e dell’ironia dello chef Abbadati e di Fred. Siamo convinti che iniziative del genere servano a riscoprire e promuovere la carne di selvaggina, prodotto che abbina ottime qualità nutrizionali e di gusto ad enormi potenzialità in termini economici ed occupazionali. Per queste ragioni teniamo particolarmente al nostro progetto Selvatici e buoni già apprezzato in diversi territori italiani – ha concluso Perrotti – che presenteremo tra poche settimane all’interno del prestigioso Salone del Gusto di Torino.

VENETO: AMMESSO L’USO DI RICHIAMI VIVI - ASSESSORE PAN, “LA REGIONE VENETO RISPETTA PROTOCOLLO DI BIOSICUREZZA E TRACCIABILITÀ”

Nella stagione venatoria 2018-2019 i cacciatori in Veneto potranno tornare ad utilizzare i richiami vivi appartenenti agli Ordini Anseriformi e Caradriformi, noti anche come anatidi. La favorevole situazione epidemiologica relativa all’influenza aviaria ha indotto la Commissione Europea ed il Ministero della Salute ad autorizzarne l’utilizzo a supporto dell’attività venatoria, nel pieno rispetto di norme e prescrizioni di un rigoroso protocollo operativo adottato, sulla base delle indicazioni comunitarie, dall’autorità nazionale competente, il Ministero della Salute.
E’ appunto lo stesso Ministero ad attestare l’avvenuto e positivo superamento di una fase critica dell’epidemia di influenza aviaria in ambito nazionale e, su questa base, ad avviare una nuova fase gestionale, orientata a una autorizzazione all’utilizzo di questi richiami vivi. E ciò anche tenendo in considerazione il fatto che proprio tale utilizzo assume il ruolo di elemento di puntuale monitoraggio della situazione epidemiologica sul territorio regionale.
In questo quadro complessivo si inserisce quindi la delibera approvata oggi dalla Giunta regionale del Veneto, su proposta dell’assessore alla Caccia, Giuseppe Pan, di concerto con l’assessore alla sanità, Luca Coletto.
“L’utilizzo di richiami vivi dovrà pertanto rispettare idonee misure di biosicurezza, per poter individuare in maniera precoce l’eventuale diffondersi del virus dell’aviaria – avverte Pan – che, come noto, viene trasmesso e circola nelle popolazioni di volatili, selvatici, domestici e in allevamento. La Regione Veneto conferma pertanto il regime autorizzativo che aveva già adottato dieci anni fa, assicurando così il rispetto delle disposizioni procedurali e gestionali individuate dal Ministero della Salute”.
I detentori di richiami vivi devono, pertanto, garantire una specifica anagrafica dei capi, fondata su anelli con codici numerici; sono tenuti a registrare tutti i dati necessari nell’apposita banca dati nazionale dei ‘richiami vivi’; devono rispettare le misure prescritte di separazione e compartimentazione tra le diverse categorie di uccelli in allevamento e le misure di sanificazione dei ricoveri e dei mezzi di trasporto, e le indicazioni in materia sanitaria e di controllo, secondo quanto previsto dal Centro di riferimento nazionale per l’influenza aviaria che ha sede presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

LA CACCIA DI SELEZIONE IN TOSCANA: PROBLEMI E SFIDE PER IL FUTURO

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L'imminente apertura generale ha visto un'ulteriore occasione d'incontro organizzata dalla CCT pisana; giovedì 6 settembre, a Ponsacco, il Professor Marco Apollonio è stato il protagonista di un'iniziativa tutta incentrata sulla caccia di selezione. Questa tipologia di caccia, che negli ultimi anni ha incontrato un interesse via via crescente da parte di tanti nuovi appassionati, ha compiuto vent'anni di attività in provincia di Pisa; fu proprio allora che il Prof. Apollonio, insieme a un gruppo di valorosi "pionieri", avviarono l'organizzazione dei primi distretti della caccia di selezione. Montecatini V.C. e Castelnuovo V.C. - ricordate a più riprese dai relatori e dagli intervenuti - originarono la gestione territoriale degli ungulati e la relativa organizzazione del prelievo. Da quel momento, in modo progressivo ma continuo, l'intero territorio della provincia di Pisa è stato suddiviso in tanti distretti di caccia di selezione nelle aree vocate alle specie di riferimento. L'incontro del 6 settembre è stato dunque l'occasione per tracciare una sorta di bilancio della ventennale esperienza di questo prelievo venatorio; come in tutte le vicende complesse, la caccia di selezione, a Pisa, come da altre parti, evidenzia aspetti altamente positivi ad altri più problematici. Volendo indicare - per macro temi e in modo sommario - gli uni e gli altri, potremmo affermare che la caccia di selezione ha - senza dubbio - contributo a far crescere la cultura della sostenibilità del prelievo dei cacciatori, la consapevolezza sul ruolo ecologico e di salvaguardia del capitale faunistico da loro gestito e una maggiore facilità di entrare in sintonia con le sensibilità di conservazione presenti nella società. Di contro si nota una conflittualità - talvolta esplicita e talora latente - con altre tipologie di caccia che aumentano la concorrenzialità tra cacciatori, che invece avrebbero bisogno di coesione e di unità d'intenti. A far da contorno a queste problematicità si sono aggiunte, nell'ultimo periodo, la vicenda della Legge Obiettivo sugli ungulati voluta dalla Regione Toscana e la sospensione del prelievo delle femmine di capriolo decisa dal TAR a seguito del ricorso presentato dall'URCA. Di tutto questo ha parlato il Prof. Apollonio, il titolo della relazione era, “La caccia di selezione in Toscana: successi, problemi e sfide per il futuro”. Lo sviluppo e l’affermazione della caccia di selezione in Toscana rappresenta uno dei più grandi successi della gestione venatoria nel nostro Paese. Infatti, a partire da una situazione dove una importante risorsa faunistica era relativamente poco abbondante e non utilizzata, si è arrivati a sviluppare una gestione conservativa ad alto contenuto tecnico che ha permesso, pur in presenza di un continuo prelievo venatorio, un forte sviluppo delle popolazioni degli ungulati. Il livello della gestione attualmente in atto pone la Toscana ai vertici del panorama venatorio europeo per quanto concerne la caccia agli ungulati. A livello culturale nella nostra regione si è affermato il principio per cui svolgere i censimenti e rilevare i dati biometrici con diligenza è più importante di ostentare aspetti formali o rituali dietro ai quali spesso manca la sostanza tecnica

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