Menu
RSS

facebooktwitteryoutubehuntingbook

Marco Fiore

Marco Fiore

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Quando non si fa informazione ma ideologia ……….. scrivendo panzane!

LUPO

Inizia così un articolo pubblicato sul sito di LAV a proposito del recepimento del declassamento dello stato di protezione del lupo:

Con un Decreto del Ministro dell'Ambiente Pichetto Fratin, sotto la regia del Ministro dell'Agricoltura Lollobrigida, pubblicato nell'ultima Gazzetta Ufficiale, è stato recepito nel Decreto del Presidente della Repubblica 357 del 1997 il depotenziamento della protezione dei lupi, delineato con la modifica della Direttiva Habitat dell'Unione Europea lo scorso giugno.

Si potranno quindi attuare “piani di gestione” di questi animali, così, secondo i dati forniti dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), già quest'anno i cacciatori potrebbero uccidere fino a 163 lupi.”

“………………….. l'attuale classe politica ha dato l'ennesima conferma della sua sudditanza all'irrisoria minoranza di cittadini rappresentati dalla lobby venatoria e allevatoriale, approvando un decreto antidemocratico e antiscientifico solo per racimolare qualche misero voto in più da allevatori e cacciatori.

LA SETE DI SANGUE DEI CACCIATORI DOVRÀ ASPETTARE

Ad ogni modo, finché la Legge nazionale sulla tutela degli animali selvatici, la n. 157 del 1992, continuerà a offrire una “protezione particolare” ai lupi italiani, la sete di sangue dei cacciatori dovrà aspettare. Purtroppo, le minime tutele offerte da questa Legge attualmente sono sotto attacco dal Disegno di Legge “sparatutto” fortemente voluto dal Ministro dell'Agricoltura Lollobrigida, nei cui emendamenti nelle Commissioni al Senato è già stato proposto da parlamentari della maggioranza, l'abbassamento della protezione dei lupi.”

Ecco come viene stravolta la realtà con il preciso scopo di diffamare la figura del cacciatore, che non vuole e neppure sarà chiamato, a nel caso dovesse realmente accadere, ad abbattere lupi.

In nessun caso si aprirà la caccia al lupo. Se dovessero essere necessari abbattimenti si tratterà di interventi di controllo, che saranno realizzati da personale appositamente formato. Dagli organi di vigilanza, polizie provinciali e carabinieri forestali in primis o da incaricati sotto il loro diretto coordinamento.

Quello del lupo è principalmente un problema di danni all'allevamento estensivo e di pubblica incolumità. I cacciatori, se chiamati a collaborare, non dubitiamo che daranno il loro contributo come volontari, come  fanno sempre, dalle operazioni di gestione faunistico ambientale a quelle di protezione civile.

Ma tanto basta per mistificare agli occhi dell’opinione pubblica l’attività venatoria.

E poi parlano di lobby venatoria!

ORA ANCHE ALCOOL TEST AI CACCIATORI

 

cacciando logo redL’obiettivo è sempre lo stesso: rendere difficile la vita ai cacciatori!

Tra le proposte dell’associazione animalista è stato presentato alle forze politiche l’introduzione dell’obbligo dell’alcool test durante i controlli delle guardie venatorie, che, in caso di positività, possano prevedere sanzioni analoghe a quelle previste dal codice della strada per la guida in stato di ebbrezza.

Ma non solo! Tra le tante idee anche quella di indossare pettorine ad alta visibilità con la “targa” cioè il numero di porto d’armi.

Per l’Enpa non finisce qui: l’ulteriore e grave provocazione allo studio, è che il cacciatore, in caso di un infortunio occorso a caccia, debba rimborsare al Servizio Sanitario Nazionale le spese sostenute per le cure.

Sorge spontanea una domanda: il giorno in cui (malauguratamente e inopinatamente) dovesse chiudere l’attività venatoria, tutti questi soloni a chi rivolgeranno le loro attenzioni?

Sono talmente pieni di sé, che non hanno la capacità di immaginare le conseguenze che potrebbero derivarne, a partire dalle armi regolarmente denunciate e inutilizzate, alle specie invasive, al controllo sanitario e per finire in bellezza un colpo all’economia del settore, che, nel caso non si sapesse, rappresenta circa l’uno per cento del bilancio nazionale italiano.

Questo mi pare dimostri ancora una volta (semmai ce ne fosse bisogno) che si tratta di un accanimento privo di lungimiranza e di obiettività.

COMUNICATO ARCI CACCIA LOMBARDIA

  • Pubblicato in Notizie

logo ARCI CACCIA LOMBARDIA

COMUNICATO

PERCHE’ PROPRIO LA CACCIA?

Arci Caccia Lombardia intende precisare la posizione dell’Associazione in merito alla questione dei Valichi Montani, oggetto di una specifica delibera presentata nel Consiglio Regionale dello scorso 23 settembre, durante il quale vi è stata una “vivace” protesta da parte della minoranza che ha occupato i banchi della Presidenza con una serie di polemiche al seguito.

Un breve riepilogo: la sentenza del Tar Lombardia, impugnata davanti al Consiglio di Stato, ha obbligato Regione Lombardia ad istituire il divieto di caccia su 475 valichi identificati in regione, divieto che limita fortemente il territorio, esclusivamente montano, impedendo a circa 20.000 cacciatori di esercitare qualsiasi attività venatoria. Arci Caccia Lombardia ha partecipato con altre associazioni venatorie al ricorso “ad opponendum”, ritenendo tale sentenza non in linea con le Direttive europee, priva di criteri scientifici e oltre modo penalizzante nei confronti dell’attività venatoria.

L’approvazione della legge sulla montagna (Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane), attraverso l’art. 15, puntualizza e meglio definisce l’istituto, già presente nella legge 157/92 (unicum nella legislazione venatoria europea), dei valichi montani interdetti alla caccia.

Contrariamente alla ricostruzione fatta dalle associazioni animaliste, non si tratta di un via libera, alla, come viene definita, “caccia selvaggia”, piuttosto di una migliore interpretazione oggettiva delle caratteristiche orografiche di un valico e la quantificazione dei flussi migratori che possono transitare al suo interno.

A beneficio di una comprensione del quadro generale è utile ricordare che le direttive europee non prevedono un divieto di caccia tout court sulle rotte migratorie, quanto regole di protezione ben definite in funzione di aree specifiche, con conseguenti criteri coerenti a tutela delle specie migratrici, come ad esempio le Zone di Protezione Speciale.

Giova inoltre sottolineare che oggi al cacciatore sono imposti limiti di carniere per specie e giornata di caccia, da cui ne consegue che non esiste alcuna differenza tra i capi abbattuti in pianura piuttosto che nei pressi di un valico, anche in presenza di eventuali elevati flussi migratori.

L’approvazione di questa nuova legge, successivamente alla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, non avrebbe potuto trovare immediatamente applicazione in Regione Lombardia se non attraverso un’apposita Delibera ponte che, come previsto nell’articolo specifico, con le necessarie modifiche, avrebbe riportato lo stato dell’arte alla stagione venatoria 2023/24. Nella fattispecie si tratta di 23 i valichi ufficialmente riconosciuti dal Consiglio Regionale nella delibera n° XII/53 del 27 luglio 2023, in attesa che, come riportato nell’articolo di legge, Ministero dell’Ambiente e Ministero dell’Agricoltura nell’arco di 180 giorni definiscano i valichi interessati da flussi migratori da sottoporre alle condizioni previste per le Zone di Protezione Speciale.

Si afferma che per accelerare il processo istituzionale di approvazione della delibera non siano state rispettate le condizioni previste dal regolamento (la procedura d’urgenza prevede che il testo venga dato ai Consiglieri della commissione almeno 24 ore prima della convocazione) e che se questo fosse avvenuto avrebbe comportato al massimo un giorno di ritardo sulla votazione in aula. Quindi si tratterebbe di una posizione di principio che riguarda una forzatura che, in futuro, potrebbe essere utilizzata per qualunque altro provvedimento riguardante i cittadini.

Ammesso quanto sopra, i Consiglieri di minoranza, in particolare del gruppo PD, erano a conoscenza delle problematiche correlate ai valichi e delle richieste di urgenza provenienti dal territorio, adeguatamente motivate, ancor prima di iniziare l’iter di approvazione della delibera. Una comunicazione dettagliata è stata inviata alla loro attenzione in data 14/09 spiegando i motivi della delibera ed il conseguente iter.

Quindi, perché strumentalizzare questo atto proprio con la delibera valichi? Non esistono altri metodi, se si ritiene necessario, per fare ostruzionismo? Occupare i banchi della Presidenza per un provvedimento sulla caccia? E poi ci piacerebbe conoscere qual è / qual era la posizione ufficiale del Partito Democratico in merito alla delibera che riapre i “valichi” inopinatamente indicati da Ispra perché, dall’intreccio dei comunicati, questo non emerge. Perché poi alcuni consiglieri continuano ad affermare nei comunicati stampa che questa delibera “dà la possibilità ai cacciatori di cacciare sui valichi di passaggio degli stormi di migratori”, dimostrando di non voler capire la realtà dei fatti?

Eppure tra i cittadini lombardi cacciatori non ci sono esclusivamente elettori del centro destra! Dov’è l’attenzione ai territori e alle richieste che provengono dalle aree montane che si vuole tutelare?

Ricordiamo poi che in Lombardia in oltre trent’anni di governo del centro destra, l’attività venatoria ha fatto vistosi passi indietro, a partire dalla non integrale applicazione della legge quadro 157/92 per non parlare del Piano Faunistico Venatorio che, dall’approvazione della Legge 26/1993, è tuttora in gestazione.

Arci Caccia Lombardia si dissocia dalle posizioni espresse da centro sinistra durante il Consiglio Regionale del 23 settembre, sempre più preoccupata dalla deriva “animalista” del Partito Democratico che, a nostro avviso, dovrebbe essere molto più sensibile alle esigenze dei territori non metropolitani. In caso contrario si dica espressamente che la caccia, intesa come sempre da questa associazione come gestione di fauna e ambiente, non rientra nei programmi del partito. Sarebbe tutto molto più chiaro.

                                                                                                                                                                                          Arci Caccia Lombardia

                                                                                                                                                                                           Ufficio di Presidenza

Ci hanno provato ……..

TAR VENETO

Lac, Lav, Lndc, Lipu e Oipa avevano chiesto al Tar Veneto di portare davanti alla Consulta la nuova formulazione dell’articolo 18 della legge 157/92 sollevando questione di legittimità costituzionale sulla scadenza di trenta giorni per impugnare i calendari venatori.

Per i giudici, però, il ricorso non può essere accolto. Queste le motivazioni dei giudici: “Un rito accelerato per la trattazione delle impugnazioni dei calendari venatori e, in particolare, la fissazione del termine di trenta giorni dalla pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione per la proposizione del ricorso, non sia irragionevole, né renda impossibile o estremamente difficile l’esercizio del diritto di difesa“.

Il ricorso in origine voleva contestare “l'integrazione di due giornate per la sola caccia alla fauna migratoria da appostamento nei mesi di ottobre e novembre. Limitatamente ai soli Turdidi (Cesena, Tordo sassello e Tordo bottaccio), è concessa una giornata per Treviso e Verona e una giornata nel solo mese di ottobre per la provincia di Vicenza.

il ricorso è stato dichiarato irricevibile perché notificato tardivamente.

 

PREAPERTURA DELLA CACCIA IN PROVINCIA DI BRESCIA

  • Pubblicato in Notizie

regione lombardia

Con decreto n° 11595 del 14 agosto l’UTR di Brescia ha ufficializzato le giornate di preapertura consentite esclusivamente da appostamento fisso o temporaneo, alle sole specie Corvidi (cornacchia grigia, gazza e ghiandaia).

Queste le date del mese di  settembre in cui è consentita l’attività da un’ora prima dell’alba fino alle 13.00:

1 – 4 – 7 – 11 – 14 - - 18

La chiusura del prelievo a dette specie sarà anticipato al 11 gennaio 2026.

Normative

Ambiente

Enogastronomia

Attrezzatura