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Luca Gironi

Luca Gironi

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ANUU: 365 GIORNI DI… CULTURA!

 

Il 2018 è l’Anno europeo del patrimonio culturale e questo è il suo motto: “Il nostro patrimonio: dove il passato incontra il futuro”. Inaugurato lo scorso 7 e 8 dicembre a Milano durante l’European Cultural Forum, l’anno appena iniziato sarà dedicato a celebrare in tutta Europa il nostro ricco patrimonio a livello europeo, nazionale, regionale e locale. Gli appuntamenti in Italia saranno pubblicati sul portale nazionale dell’Anno europeo del patrimonio culturale (www.beniculturali.it). La Delegazione italiana della FACE, unitamente all’ANUUMigratoristi, all’AECT e al CIC Italia avevano già richiamato l’attenzione sulle tradizioni e costumanze degli Stati membri durante il Convegno di Sacile del 19/08/2017 con un importante documento tempestivamente trasmesso anche al Parlamento Europeo e alla Commissione UE.

FIDC BRESCIA: VERSO LE ELEZIONI, DIALOGO CON LA POLITICA

  • Pubblicato in Notizie

Ci siamo; non è assolutamente presto per pensare alle prossime elezioni del 4 marzo 2018, che ci interessano sia a livello nazionale che regionale, come cittadini e come cacciatori. Perché se non vogliamo che le questioni che ci importano passino sotto silenzio è il momento di tessere qualche accordo con le forze politiche, almeno quelle che non hanno nel loro programma l’abolizione della caccia, per una nostra legittima difesa. Perché di questo si tratta: chiedere che il rispetto delle leggi non sia solo a senso unico, per noi, ma anche per coloro che ci vedono come l’unico problema alla salvaguardia dell’ambiente. Come se tutto ciò che accade nelle nostre campagne, quelle che rimangono dopo l’assalto urbanistico, non sia da imputare quantomeno anche a cause più grandi e ben più incidenti di noi cacciatori. Non pensiamo che qualche prospettiva la si possa ottenere nè con il solito “sono tutti uguali” e nemmeno con uno sdegnoso silenzio o con polemiche da bar; c’è bisogno di tanto rispetto reciproco e di reciproca legittimazione, poiché la nostra categoria non ha niente da farsi perdonare.

Vorremmo che il nostro impegno di tutti i giorni nella salvaguardia e nella valorizzazione ambientale, uniti agli attori del mondo rurale ed agricolo e nel rispetto di quei valori, possa continuare ad essere valore aggiunto per mantenere vivo il tessuto sociale di questo paese, dei borghi e delle campagne che lo caratterizzano. Consapevoli di un ruolo che non si può evocare soltanto quando ci sono problemi da risolvere, dalle nutrie ai cinghiali, ma che va considerato e rispettato tutto l’anno, anche a caccia.

C’è da chiedere alle forze politiche impegni precisi e non vaghe promesse subito dimenticabili, magari sotto la pressione dei fanatici ambientalisti e animalisti già presenti nelle loro coalizioni.

Solo così si potrà pensare a contenere una sfiducia crescente, palpabile in ogni nostra assemblea, e a rappresentare un ruolo politico di tutto rispetto. Oggi i politici che sono disposti ad ascoltare le nostre ragioni non sono più di una decina a livello regionale e ancora meno a livello nazionale; vediamo se siamo capaci, assieme a tutte le associazioni venatorie, di mettere a fuoco pochi punti precisi e su quelli dare conto e pretendere consenso. Solo cosi ci si riporterà ad attenzione e fiducia; e, per cortesia: suggerisco a tutti i politici di evitare le missive dell’ultima settimana con il fatidico “caro cacciatore” perché quelle sono lettere che non fanno onore nemmeno a chi le scrive, se non sono suffragate da un recente passato di reale disponibilità e di seria credibilità.

Benelli Ethos 20

  • Pubblicato in Le Armi

L’Ethos ha un piacevole design caratterizzato da linee asciutte, snelle e slanciate, che danno un’impressione anche visiva della leggerezza del fucile, della sua estrema maneggevolezza. Questo si evince ancora meglio nel 20, particolarmente elegante grazie alle sue linee ancora più filanti, viste le minori dimensioni. Anche se come ogni buon semiautomatico è spendibile in tutte le caccie, è particolarmente adatto ad una fascia di utenza che privilegia armi più svelte, sportive e raffinate ed è ben consapevole di come nei fucili la bellezza sia legata alla leggerezza, come pure del fatto che minor peso significa minor fatica, ma anche più maneggevolezza e minore inerzia ovvero superiore rendimento del cacciatore.
Con la canna da cm 66 l’ultimo nato di casa Benelli si attesta intorno ai 2.570 grammi, peso davvero ridotto per un semiautomatico camerato 20 magnum che resta in grado di sparare qualsiasi tipo di munizione a norma CIP con un’energia cinetica a un metro dalla volata non inferiore a kgm 190 e di tollerare una dieta esclusivamente a base delle magnum più prestanti che si possano trovare sul mercato senza fare una piega.
Come ogni buon semiautomatico da caccia di casa Benelli può avere solo la chiusura geometrica a svincolo inerziale, ma il gruppo di otturazione dell’Ethos 20, come quello del suo fratello maggiore calibro 12 ha una marcia in più rispetto alla concorrenza. Infatti il sistema di chiusura innovativo già presente su Raffaello ed Ethos calibro 12 consente di accompagnare manualmente e silenziosamente il gruppo di otturazione.
L’otturatore “senza rumore” fa parte ormai del Benelli Inertial System, che come noto comprende anche gruppo di scatto a geometria variabile, grazie al quale è possibile coniugare sicurezza con caratteristiche e prevedibilità dello scatto. E il Benelli System dei nuovi Raffello/Ethos oggi comprende anche il dente di ritegno delle cartucce nel tubo serbatoio che rende più agevole il caricamento e favorisce lo scaricamento del fucile senza necessità di far passare le cartucce dalla camera. Unite il tutto a un tubo serbatoio senza la minima asperità interna e ad una molla “giusta” ed avrete anche per l’Ethos 20 la “ricetta” del fucile che si carica e scarica con grande facilità.
Ma andiamo a dare un’occhiata da vicino a questo piccolo gioiellino. Partiamo dalle canne, che su un fucile di questo pregio non potevano che essere Crio con bindella in fibra di carbonio e strozzatori Criochoke steel rated.
Le tre canne disponibili per l’Ethos 20 di cm 61, 66, 71 incorporano accorgimenti che impediscono anche il minimo spostamento dell’asse della canna, sia durante lo sparo che in seguito allo smontaggio. Le canne dell’Ethos 20 sono corredate da un nuovo mirino ad alta visibilità in fibra ottica, facilmente sostituibile e fornito in tre colori diversi (rosso, giallo e verde) compresi nel corredo del fucile. Interessante è anche il particolare disegno della guardia paragrilletto che non ostacola il dito e non crea fastidio sotto rinculo neppure con le munizioni più prestanti.
I legni sono realizzati con un bel noce europeo con trattamento woodfix che esalta le naturali venature del legnoe con pannelli zigrinati con passo di mm 1,5 che troviamo sull’asta, particolarmente snella e maneggevole e sulla pistola del calcio, concepita per far assumere alla mano una posizione naturale e confortevole per il polso e nel contempo porta il dito sul grilletto istintivamente e velocemente ma nella stessa posizione, facilitando il tiro di imbracciata.
Completa la pala del calcio, come sui fratelli di maggior calibro, il nasello intercambiabile in poliuretano speciale “stile Comfortech” che rende molto più “soffice” il contatto tra calcio e guancia e riducendo urti e vibrazioni aumenta il sollievo dell’apparato uditivo.
Proprio questa aggiunta, inusuale per un modello con calciatura in legno, abbinata al calciolo e agli altri accorgimenti del sistema Progressive Comfort, risulta essere un’importante novità che, già testata nei modelli maggiori, è stata riprogettata per l’Ethos 20 ed ottimizzata per attenuare il rinculo di qualsiasi cartuccia che ha superiore efficienza per quei caricamenti che saranno di maggiore impiego nel nuovo fucile.

 

SCHEDA TECNICA BENELLI ETHOS 20/76

Tipo fucile semiautomatico con chiusura geometrica a svincolo inerziale, otturatore rotante

Calibro 20/76, può sparare tutte le cartucce del 20 standard e magnum a norma CIP che abbiano un’energia cinetica a m 1 dalla volata non inferiore a kgm 190

Scatto pacchetto estraibile, carico compreso tra 22 e 28 N, sicura manuale a traversino reversibile,
sicura automatica contro lo sparo a raffica, sicura automatica contro lo sparo a otturatore non in completa chiusura, leva discesa cartucce che finge da avviso di cane armato

Calciatura noce europeo con trattamento woodfix; passo zigrini mm 1,5; kit variazione piega e
vantaggio; distanza calcio grilletto mm 365; sistema di riduzione del rinculo Progressive Comfort ® con calciolo in poliuretano Microcell. Disponibili come accessori kit calcio tiraggio mm 350 e kit calciolo alto con tiraggio mm 380

Peso kg 2,57 +/- 100 grammi (dipende dai legni) con canna da cm 66

Lunghezza cm 120 con canna da cm 66

Serbatoio tubolare da 4 colpi 20/70 o 3 colpi 20/76; 2 colpi standard o magnum con riduttore

Canne PowerBore Crio cm 61, 66, 71; bindella ventilata in fibra di carbonio; mirino intercambiabile in fibra ottica (rosso montato, verde e giallo nel corredo del fucile); strozzatori Criochoke steel rated (tutti) da *, **, ***, ****, *****
Confezione valigetta in polimero internamente rivestita, kit variazione pieghe, strozzatori, garanzia, libretto istruzioni

Umbria: Il contenimento del cinghiale non è attività di caccia e può essere effettuato anche nei periodi e nei giorni di chiusura. La regione chiarisce in merito alle denunce del wwf

  • Pubblicato in Notizie

(aun) – perugia, 18 gen. 018 - Tutte le attività svolte in funzione del controllo della fauna selvatica, anche tramite abbattimento, non sono configurabili come esercizio dell'attività venatoria. Pertanto le limitazioni previste per l'esercizio dell'attività venatoria, tra cui il silenzio venatorio nelle giornate di martedi e venerdi, non sono concernenti le attività di contenimento. E' quanto sostiene l'assessorato regionale alle politiche agricole ed alla caccia, in merito alla notizia, apparsa sulla stampa locale, della denuncia dal parte del WWF di 60 persone che stavano effettuando battute al cinghiale in Umbria. Tra i compiti specificatamente assegnati alle Regioni – afferma una nota dell'assessorato - vi è il controllo della fauna selvatica al fine di tutelare le produzioni zoo-agro-forestali. L'attività di controllo esercitate ai sensi dell'art. 19 della legge 157/92 non possono essere considerate attività venatoria in quanto, anche nella stessa norma, si riconosce che tali controlli possono essere effettuati pure all'interno di zone vietate alla caccia. I piani di contenimento vengono altresì attuati fuori della stagione venatoria ed in orari diversi da quelli previsti per la caccia. Ugualmente anche la legge 394/1991 "Legge quadro sulle aree protette" prevede che nei Parchi, ove l'attività venatoria è vietata, possano essere effettuati abbattimenti selettivi per ricomporre squilibri ecologici. Si evince quindi che tutte le attività svolte in funzione del controllo della fauna selvatica, anche tramite abbattimento, non possono essere considerate come esercizio dell'attività venatoria e dunque le limitazioni previste per l'esercizio dell'attività venatoria, tra cui il silenzio venatorio nelle giornate di martedì e venerdì, non sono applicabili alle attività di contenimento; tale principio è verificato ad esempio nei piani di controllo con abbattimento della specie cinghiale che vengono effettuati nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini sotto il diretto controllo dei Carabinieri Forestali e che prevedono lo svolgimento degli abbattimenti dal lunedì al venerdì. L'assessorato regionale sottolinea come questi atteggiamenti del WWF, attraverso l'attività impropria delle proprie guardie, creano soltanto terrorismo psicologico tra gli operatori impegnati nelle azioni di contenimento del cinghiale che ormai sta diventando un problema anche all'interno dei centri abitati delle città dell'Umbria, come peraltro gli stessi organi di informazione hanno evidenziato addirittura per la città di Perugia.

L'assessorato alle politiche agricole infine ha annunciato di aver richiesto un incontro urgente con il Prefetto di Perugia perché vengano prese tutte le iniziative necessarie per permettere ai cacciatori di attuare quanto disposto dalla Regione per contribuire al contenimento dei cinghiali in Umbria e svolgere dunque con tranquillità il proprio compito, osservando scrupolosamente le leggi, i regolamenti e le delibere nazionali e regionali che disciplinano il settore.

UMBRIA, PARLA BUCONI VICE PRES NAZ FIDC: “GIÙ LE MANI! QUESTI SONO CACCIATORI, NO BRACCONIERI”

 

Quanto apparso su alcuni organi di informazione [vedi link esempio a fondo notizia, n.d.r.] mi ha lasciato esterrefatto: il WWF ha denunciato 60 cacciatori “sorpresi” (ma erano nascosti?) a prelevare il cinghiale in giorno di silenzio venatorio qualificandoli di fatto come dei bracconieri. Come se non bastasse viene riportato che sono state denunciate anche tre guardie volontarie presenti al prelievo per aver omesso, secondo il WWF, di denunciare a loro volta i cacciatori.

Per i non addetti ai lavori tale vicenda è da iscriversi tra gli “effetti collaterali” della sentenza n. 139/2017 della Corte Costituzionale che ha annullato la legge della Regione Liguria n. 29 del 30/12/2015 nella parte in cui disciplina il prelievo selettivo di fauna selvatica (cinghiale in particolare) per motivo di danno alle produzioni agricole.

È da rilevare che la legge ligure in questione differisce da quella umbra solo perché non prevede il coordinamento di tali operazioni di prelievo da parte della Polizia Provinciale, cosa invece prevista nella nostra, solo che da noi, in materia di caccia, non c’è più la Polizia!

Giuristi ed Avvocati ci dicono che, avendo la sentenza della Corte annullato la legge ligure, la sua efficacia è limitata alla Regione Liguria.

Che lo affermino gli uomini di legge nulla quaestio, ma che a ciò si appellino esponenti delle istituzioni e di qualche associazione lo ritengo fatto grave, in quanto si lasciano sfuggire il pericolo di “effetti collaterali” che si stanno puntualmente verificando a danno dei cacciatori e degli imprenditori agricoli.

In detta sentenza, infatti, viene ricordato quanto previsto nell’art. 12, comma 2 e 3, art. 19, comma 2, e art 21, comma 1 lettera g, della legge 157/92 (legge sulla caccia); in detti articoli si definisce l’attività venatoria, si individuano i soggetti titolati ad effettuare i prelievi, non si consente il trasporto di armi da caccia (salvo giustificato motivo) in giorni in cui non è consentita l’attività venatoria.

Giuridicamente, afferma la Corte, in Liguria i cacciatori non possono effettuare i prelievi selettivi per danno e tali prelievi, essendo caccia, non possono essere effettuati nelle arre protette e nei giorni di silenzio venatorio.

Guarda caso come invece avviene OPPORTUNAMENTE, in base alla nostra legge Regionale, in Umbria, in quanto tale attività non è considerata caccia.

Le varie leggi regionali che si sono succedute negli anni, compresa quella umbra, hanno cercato di superare alcuni limiti oggettivi insiti nelle previsioni della legge nazionale; ora con la richiamata sentenza della Corte, per la Liguria, se ne sancisce la incostituzionalità.

Boccone ghiotto per gli anticaccia che , ben sapendo che la portata giuridica è limitata alla sola legge impugnata, tentano di far sollevare la questione di legittimità anche in Umbria ed altrove con l’unico mezzo che hanno a disposizione: denunciare i singoli cacciatori autorizzati partecipanti agli interventi di prelievo, confidando nell’ apertura di un procedimento penale a loro carico nel quale sollevare la questione di legittimità costituzionale della nostra legge regionale, e nel frattempo della definizione processuale auspicare la revoca o sospensione della licenza.

Tale atteggiamento è mistificatorio, e direi anche vigliacco: infatti si colpisce il soggetto più debole, il cacciatore appunto, definendolo di fatto come un bracconiere mentre, in realtà sta collaborando ad attuare piani di controllo autorizzati dall’ Ente pubblico, quindi sta svolgendo un servizio di pubblico interesse, ostacolando il quale si produce, tra l’altro, un forte danno all’ attività agricola esposta al danneggiamento dei selvatici, quando in soprannumero, limitata tra l’altro nei risarcimenti dalla normativa comunitaria e dalle disponibilità.

Il tutto con il risultato di un sempre più acceso conflitto tra mondo agricolo e venatorio (gli uni sempre più danneggiati e gli altri sempre più impediti ad intervenire): della serie “la guerra tra poveri è servita” e gli anti dell’uno e dell’altro se la ridono!

Di fronte a ciò l’Ente pubblico competente non può trincerarsi dietro a “definizioni giuridiche”, bensì ha l’obbligo, e l’interesse se lungimirante, a tutelare i soggetti attuatori dei propri piani: il peso e le conseguenze di questa situazione non possono essere lasciate ricadere sul singolo cacciatore!

Saluto come benvenuta l’iniziativa delle Regioni prima e del Governo poi di voler risolvere la questione proponendo una modifica della 157/92 tramite la presentazione di specifici emendamenti alla finanziaria, ma detti emendamenti non sono stati mai approvati in quanto addirittura ritirati.

A questo punto potrebbe verificarsi che i cacciatori, per “legittima difesa”, non partecipino più agli interventi di contenimento (i giorni di silenzio venatorio ed il luogo delle zone di ripopolamento sono un casus belli, sarà questione di ore e vedremo denunciato qualcuno anche in territorio libero!).

Mi auguro che la Regione assuma una forte iniziativa volta ad individuare le azioni e le soluzioni possibili magari coinvolgendo anche la Prefettura nella questione.

Che ne pensate, il tema della tutela delle produzioni agricole e dell’attività venatoria irromperà in campagna elettorale? Massimo Buconi – Vice Presidente Nazionale Federcaccia)

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