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Luca Gironi

Luca Gironi

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UN MANIFESTO PER L’ITALIA, IL PAESAGGIO, L’AMBIENTE E LA RURALITÀ

 

Il Paese sta affrontando la crisi con l’impegno straordinario dei cittadini, della forza del lavoro e i segnali di ripresa, ancorché presenti, non raggiungono ancora quegli ampi strati della popolazione così come sarebbe assolutamente necessario.

Ambiente, agricoltura, paesaggio, sono valori imprescindibili perché il percorso continui con determinazione e l’economia “verde” non sia uno slogan, ma una realtà da realizzare.

I beni comuni sono un patrimonio della collettività da preservare e valorizzare. La civiltà di questo Paese si riconosce anche dal valore dato alla fauna selvatica, proprietà indisponibile dello Stato.

La biodiversità, la sua ricchezza, sono un bene degli italiani che la politica, nel suo ruolo di governo della cosa pubblica, deve obbligatoriamente gestire nell’interesse dell’intera collettività ed in particolare di quello delle future generazioni.

Cementificazione, abusivismo, speculazione edilizia, inquinamento, dissesto idrogeologico, sono i veri nemici della natura, della vita di donne, uomini e animali, della flora, della straordinaria biodiversità di specie selvatiche conservate grazie agli agricoltori e ad una responsabile gestione della caccia. Quest’ultima può concorrere ad arricchire tali valori con un ruolo riconosciuto in tutta Europa e nel resto del mondo, a condizione di essere liberata da lacciuoli burocratici di ogni tipo e dagli ipocriti e strumentali attacchi cui è fatta oggetto.

Lo sviluppo dell’agricoltura di qualità legato alla tradizione e supportato dalle nuove tecnologie, il recupero delle aree marginali, sono una parte fondamentale della strategia di ripresa duratura dell’economia e del lavoro, anche giovanile.

L’ambiente – bene pubblico non cedibile – di questo Paese non può fare a meno di una governance sociale della fauna selvatica nell’interesse di quanti sono soggetti attivi della ruralità. La buona agricoltura non può fare a meno dell’attività venatoria, dei cacciatori al “servizio” della gestione delle specie selvatiche nelle campagne e nei boschi della nostra penisola.

La distorsione della realtà e dei ruoli, la manipolazione animalista integralista di cui sono portatrici alcune Associazioni che hanno nella lotta alla caccia la loro unica finalità da perseguire, non sono come si vorrebbe far credere un segno di civiltà, ma un grave problema per il Paese, oggi e per il suo futuro.

Le Associazioni Venatorie Nazionali Riconosciute (ANLC, ANUUMigratoristi, ARCI Caccia, Enalcaccia, Ente Produttori Selvaggina, Federazione Italiana della Caccia, Italcaccia), rappresentanti sostanzialmente l’intera totalità delle centinaia di migliaia di praticanti la caccia in Italia, e il Comitato Nazionale Caccia e Natura (CNCN), riunite nella “Cabina di regia unitaria del mondo venatorio – Caccia, Ambiente, Ruralità” scendono in campo nell’interesse dell’Italia affinché la politica corregga attraverso una visione laica e non ideologica questa distorsione, recuperi un ruolo attivo e non si sottragga ai suoi doveri di rappresentanza degli interessi dell’intera collettività. Per contatti : Cabina di regia unitaria del mondo venatorio Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. L’attività venatoria coinvolge migliaia e migliaia di donne e uomini impegnati nelle campagne, nella gestione diretta di governo della fauna, nel controllo delle aree protette, nella vigilanza antibracconaggio.

Studi recenti dell’Università di Urbino indicano in oltre mezzo punto percentuale di PIL solo la parte di economia produttiva diretta che ruota attorno alle attività di gestione faunistica, un settore che crea lavoro e occupazione.

Credere nel futuro significa investire e non vietare o negare, tipico di una cultura integralista, ormai superata ed incapace di produrre utili risultati.

Nel rispetto degli orientamenti scientifici, conformemente alla legislazione europea applicata in Italia, chiediamo alle forze politiche di non prestarsi, nella speranza di una “caccia al voto”, ad un’azione di incivile e ignorante aggressione di questa realtà che già l’elettorato ha più volte bocciato con il voto popolare.

La legislazione italiana tutela – e convintamente – il benessere animale grazie a una normativa voluta e sostenuta dal mondo venatorio italiano. L’integralismo animalista di gruppi ristretti e comunque minoritari impedisce al popolo italiano di difendere i territori agricoli e la stessa vita umana dalla presenza di specie in sovrannumero per cause che vanno ricercate nelle modificazioni ambientali e climatiche e nella mancanza di una seria governance. Cause che, strumentalmente, si evita di affrontare per cercare capri espiatori con attribuzioni ideologiche, false e di comodo.

La “caccia” è tradizione, cultura, attività sociale, produttiva di ambiente, di vita, di fauna selvatica. I cacciatori, fortemente radicati in tutto il territorio agro silvo pastorale, sono impegnati attraverso i propri organismi ad agire per il bene comune sia nella conduzione, nella tutela e nella valorizzazione del territorio a caccia programmata – il 70% della superficie italiana – sia attraverso gli istituti privati, a loro volta fonte di economia e gestione ambientale.

La nostra richiesta è che questa realtà oggettiva trovi riconoscimento nei programmi delle coalizioni per il futuro impegno legislativo di Parlamento e Governo, anche ripristinando condizioni di pari diritto di ascolto e confronto delle Associazioni Venatorie Nazionali Riconosciute dalla legge, superando il discrimine accolto dalla “politica nazionale” accettando l’atteggiamento integralista che fa comodo a un animalismo che teme il confronto e che, lo ripetiamo, concretizza la sua ragione di esistere sostanzialmente nella lotta alla caccia.

Nel lavoro di sensibilizzazione in essere per un voto consapevole ed informato degli italiani, valuteremo i programmi delle coalizioni per i contenuti su questi temi che, auspichiamo, non contraddittori, come invece ad oggi si rappresentano.

Arci Caccia Umbria le falsità del WWF

Leggendo le dichiarazioni a mezzo stampa del presidente Regionale del WWF, il mio ruolo di Presidente Regionale dell’Arci Caccia mi impone di rispondere in difesa della categoria smentendo tutte le inaccettabili e fuorvianti inesattezze raccontate dal Sig. Presenzini.
Va innanzitutto chiarito che Il WWF è intervenuto durante interventi di contenimento sulla specie cinghiale finalizzate alla prevenzione dei danni alle colture agricole all’interno di Zone di ripopolamento e cattura della Regione Umbria, a condurre gli interventi erano cacciatori appositamente autorizzati dalla Regione Umbria ai sensi dell’art. 24 della Legge Regionale 14, tutt’ora vigente e attuati secondo le direttive impartite dall’ISPRA.
Le dichiarazioni rilasciate dal Presidente del WWF sono inoltre sorprendentemente del tutto infondate anche quando ribadisce che i cacciatori stavano svolgendo una battuta di caccia nei giorni di silenzio venatorio.
L’affermazione non risponde assolutamente al vero.
Il contenimento della fauna selvatica problematica è infatti autorizzato dalle Regioni su precisi piani di abbattimento ed in qualsiasi periodo dell’anno per motivate esigenze previste dalla legge. Tale attività, come saprà o come ben dovrebbe sapere il Presidente Presenzini, non è considerata dalla legge esercizio di attività venatoria.
Nulla hanno quindi a che vedere con la suddetta attività di contenimento i giorni di silenzio venatorio, che riguardano specificamente i periodi di normale attività venatoria regolati dalla legge e dal calendario venatorio.
Quanto dichiarato dal Presidente Regionale del WWF è quindi privo di qualsivoglia fondamento e giustificazione, ed è gravemente lesivo della immagine e della onorabilità dei cacciatori in generale e delle singole persone coinvolte nella vicenda, oltre che delle Istituzioni preposte al settore.
Ritengo quindi che questa vicenda non possa restare senza una adeguata risposta nelle competenti sedi, ma sicuramente avrà delle conseguenze importanti per impedire con la necessaria fermezza e a chiunque, compreso il Presidente Presenzini, che si getti ingiustamente fango sui cacciatori e sulle Associazioni Venatorie.


Il Presidente Regionale
Bennati Emanuele

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Per completezza alleghiamo il comunicato del WWF Perugia a cui risponde il Presidente Regionale Arci Caccia:

Cacciano il cinghiale di martedì e venerdì, le Guardie WWF li denunciano.
60 cacciatori, in un colpo solo, dicono addio alla licenza di caccia.

La Legge parla chiaro senza possibilità di equivoci, di martedì e di venerdì, la caccia è sempre e comunque vietata, chi caccia durante le giornate di “silenzio venatorio” incorre in un reato specifico, che prevede l’arresto fino a 3 mesi o una salata ammenda, oltre le spese processuali, la fedina penale compromessa e il ritiro, sospensione o revoca del porto d’armi a discrezione del Questore. Durante i mesi di novembre e dicembre, alcune squadre di cinghialisti (in 3 distinte battute), una a Foligno, una a Gualdo Cattaneo e l’altra a Castiglion del Lago, sono state sorprese a cacciare nei giorni di silenzio venatorio all’interno di aree normalmente interdette alla caccia. La sorpresa da parte dei cacciatori è stata quando si sono visti arrivare le Guardie del WWF che Legge alla mano, hanno provveduto ad identificare tutti gli “attori”, i responsabili di battuta e la Guardia Giurata addetta ai controlli. Guardia che avrebbe dovuto attestarne la legittimità e la regolarità, denunciate quindi anche le tre guardie Giurate, che in concorso tra loro, in qualità di Pubblici Ufficiali non hanno impedito il fatto, omettendo di segnalare l’ipotesi di reato alla Procura competente.
Non si tratta di certo di una diversa interpretazione della norma, stante il tenore inequivoco del divieto, ma di una distorta, cosciente ed arbitraria azione di caccia, che è stata “giustificata” asserendo che, cacciando nei giorni di Martedì e di Venerdì, non si sarebbe interferito con altre forme di caccia.
Gli A.T.C. –Ambiti Territoriali di Caccia, ovvero gli organismi comprensoriali che gestiscono il territorio di caccia- allarmati per tali contestazioni da parte delle Guardie del WWF, hanno sentito immediatamente la Regione (che aveva rilasciato le autorizzazioni) e subito dopo, …hanno immediatamente sospeso le battute di caccia al cinghiale nei giorni vietati, provocando un vero e proprio terremoto politico/venatorio.
Il Coordinatore regionale delle Guardie del WWF Sauro Presenzini meravigliato da tale macroscopica e fantasiosa interpretazione riscontrata, ha spedito tutti i verbali di battuta e una dettagliata relazione, alle varie Procure competenti, le quali hanno aperto dei fascicoli d’indagine a carico dei 60 cacciatori partecipanti.
Ha inoltre dichiarato: “…le previsioni di una Legge Regionale non possono di certo contrastare con una norma di rango superiore, la Legge Statale, né possono invadere una competenza statale in tema di reati, ed infatti non è questo il caso! Nemmeno l’autorizzazione del funzionario regionale, può invadere dette competenze statali, nel caso di specie nella delibera autorizzativa non c’era di certo scritto da nessuna parte, che le battute potessero effettuarsi nei giorni di silenzio venatorio...” Ed allora!??
Sembra che ora, nessuna delle imbarazzatissime Associazioni venatorie, vogliano farsi carico della “patata bollente” circa la paternità/responsabilità di tali fatti. Non è di certo un nostro problema, commenta il Coordinatore Presenzini, saranno i cacciatori coinvolti a chiedere eventualmente conto verso i loro referenti/dirigenti per non averli informati, o per aver fornito loro una informazione distorta. Appena saranno concluse le indagini, il Coordinatore del WWF invierà la doverosa ed obbligatoria comunicazione al Questore, per la valutazione discrezionale circa la sospensione e/o revoca del porto d’armi, in capo a chi abusando della Licenza di Polizia, la usa per commette reato.

WWF Perugia

 

 

COLDIRETTI: PRIORITARIO RILANCIARE E MODIFICARE IL PIANO DI CONTENIMENTO DELLA CORNACCHIA GRIGIA

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La programmazione delle coltivazioni primaverili ed estive, specie per le ortive, ripropone nelle campagne l’ incubo dei danni causati dalle cornacchie ed in genere da altre specie nocive. Tante le perdite per molte aziende agricole del territorio perennemente in lotta con una fauna selvatica che pone a rischio il lavoro e la produttività dei campi.
Coldiretti reitera la denuncia di una situazione spesso fuori controllo, con la evidente alterazione dell’ equilibrio fondante tra ambiente e attività produttive che occorre ripristinare nei campi. Di alcune specie nocive, cresciute in modo esponenziale, la presenza è segnalata diffusa e pressante: cinghiali, cornacchie e nutrie
Con una situazione che presenta tante criticità. Occorre incidere sui tre aspetti determinanti senza i quali i Piani di contenimento della fauna selvatica risultano inefficaci: la tempestività delle azioni di prevenzione, la congruità delle risorse poste in campo e la semplificazione delle procedure per l’ ottenimento degli indennizzi.
Cornacchia Grigia – Sono le colture orticole primaverili ed estive e i frutteti le produzioni maggiormente danneggiate dalla specie - Ancora oggi non esiste una statistica sulla presenza delle cornacchie nei territori, consentirebbe di rilevarne finalmente il numero e agire nella aree maggiormente sotto pressione. Il Piano di controllo elaborato quasi tre anni fa presenta evidenti limiti: il numero complessivo di esemplari contenibili (18.900 unità, 2000 nella provincia di Oristano), sganciato da qualsiasi dato o censimento, di fatto si rivela insufficiente; la equiparazione del contingente tra province non tiene conto del fatto che alcune sono più vocate all’ orticoltura e che quindi necessitano di interventi più incisivi; inoltre occorre tener conto che la Amministrazioni provinciali non sono più 8 ma 4; infine, la ripartizione delle modalità di contenimento (60% attraverso gabbie, 40% con arma da fuoco) è decisamente troppo sbilanciata verso l’ impiego delle gabbie, aspetto valido in una situazione ordinaria ma, non in una emergenziale, quale quella di Oristano. Il piano di contenimento esistente necessita dunque di indispensabili miglioramenti senza i quali si rischia nuovamente uno stop alle attività proprio nei mesi estivi, come già accaduto in passato.
Per gli altri nocivi la situazione è tutta da definire. Sono già tante infatti le segnalazioni giunte negli uffici Coldiretti che rimarcano una aumentata presenza e attività dei cinghiali, non solo sui campi ma, anche presso gli allevamenti, causa una popolazione che viene data sempre più aggressiva e in aumento. Anche sui cinghiali non esiste alcun dato sul loro numero! La più diffusa presenza delle nutrie desta sempre più preoccupazione, specie alloctona che, priva di alcun antagonista, si diffonde ovunque rapidamente (con 3/ 4 gestazioni annue). A tutt’oggi non esiste alcuna azione di contenimento. La forte siccità ha parzialmente mitigato la presenza della specie.

Per il presidente provinciale di Coldiretti Giovanni Murru è prioritario rivisitare e ridare una accelerata, avviandolo tempestivamente, al piano di contenimento delle cornacchie, partendo dal censimento così da zonizzare gli esemplari presenti per operare nelle aree con maggior pressione. Approccio da estendere ad altre specie contenibili (cinghiali, nutrie etc.).
Va inoltre previsto un congruo rimborso - evidenzia Murru- per l’ impegno e le spese dei tanti coadiutori volontari che prestano la loro opera.
Il presidente provinciale Coldiretti centra l’ attenzione sulle efficaci azioni preventive, tuttavia, nel momento in cui si verificano dei danni, è prioritario che Regione e provincia intervengano con risorse congrue e tempestive. Tale aspetto è ancora più necessario per quelle specie che difficilmente possono esser oggetto di piani di contenimento.
Occorre programmare una azione organica di contrasto, strutturata nel tempo e frutto di un lavoro collettivo.
Il tema della fauna selvatica – aggiunge Murru - va affrontato in modo risolutivo. L’agricoltura può diventare volano di sviluppo per l’economia dei nostri territori, a patto che le varie criticità siano affrontate in modo serio, sulla questione fauna selvatica, come su tante altre.
Ribadiamo la necessità – conclude il Presidente Coldiretti – di un urgente incontro con le istituzioni regionali e provinciali per programmare una azione organica di contrasto, strutturata nel tempo e frutto di un lavoro collettivo, basato su dati, censimenti e piani per delle varie specie.

Trentacinque anni fa commise un furto, per il Tar ha comunque diritto al porto d'armi

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Trentacinque anni fa commise un furto. Per il TAR del Piemonte ha diritto al rinnovo del porto d'armi, infatti, "la preclusione non può essere automatica: bisogna infatti valutare altri aspetti, come il lungo tempo intercorso all’epoca del reato senza la commissione di ulteriori illeciti".

http://www.lastampa.it/2018/01/16/edizioni/cuneo/tar-piemonte-ok-al-rilascio-della-licenza-di-caccia-nonostante-una-condanna-per-furto-anni-fa-tMkDKDOo0M79cNv54KOYmI/pagina.html

 

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