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Luca Gironi

Luca Gironi

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Toscana: il Presidente dell'ATC Siena Nord interviene sul ricorso dell'URCA che ha chiuso il prelievo di femmine e piccoli di capriolo

Non accennano a placarsi le polemiche accese dal ricorso al TAR presentato da URCA contro le delibere della Regione Toscana che avevano anticipato il prelievo di femmine e piccoli di capriolo rendendolo possibile dal 15 agosto. Infatti, la disposizione, pensata dalla regione per contenere l'emergenza danni da capriolo, è stata bloccata dal ricorso firmato da Antonio Drovandi, Presidente nazionale URCA e dirigente di Federcaccia. Pubblichiamo di seguito l'intervento di Roberto Vivarelli, presidente dell'ATC Siena Nord, tra coloro che avevano maggiormente applaudito l'innovazione che aveva lo scopo di incrementare il prelievo sulle classi incriminate, che dai dati sembrerebbero spesso meno prelevate dei maschi.


"Il commento del Presidente dell’ATC 3 Siena Nord

È sconcertante che la richiesta di sospensiva sia arrivata dal mondo venatorio, seppur della caccia di selezione (URCA). Ci potevamo aspettare un intervento simile da parte del mondo ambientalista, quello più oltranzista che continua a chiamare Bambi il capriolo, ma non da una parte, seppur minoritaria, del mondo venatorio. Questo ci crea sconcerto.

Questa associazione ha una minima idea dei danni da capriolo che devono sopportare i nostri viticoltori toscani e in particolare a Siena, provincia a forte vocazione vitivinicola di pregio?

Nel 2017 i danni alla nostra viticoltura da capriolo rappresentano il 40% del totale, in euro 350.000, e stiamo parlando solo di rimborsi sulle uve e non il mancato ricavo commerciale.

Se le motivazioni che hanno incredibilmente portato URCA e i suoi associati a chiedere la sospensiva sono di tipo conservativo sulla specie, li rassicuro: da una stima (prudenziale) dei nostri tecnici faunistici nel territorio provinciale abbiamo appurato la presenza di non meno di 40.000 caprioli: ci sono capi da abbattere in abbondanza. La specie è assolutamente in salute, non rischia minimamente l’estinzione e ci preme ricordare che in provincia di Siena, per oltre vent’anni, la caccia di selezione si apriva a TUTTO il primo di agosto: non ci sembra che il capriolo ne abbia risentito, anzi…

Il piano approvato dalla Regione per la stagione in corso prevede l’abbattimento di circa 8.500 Caprioli e mediamente, purtroppo, in caccia di selezione la nostra provincia riesce a malapena a completare il 50% del piano.

Invece di chiedere sospensive URCA stimoli maggiormente i propri aderenti a incrementare gli abbattimenti, ad impegnarsi maggiormente nella selezione al capriolo.

Ma l’aspetto più grave è che questa vicenda riapre una diatriba fra mondo venatorio e agricoltori mai sopita e che ora trova nuovo materiale di polemica.

Chi paga ora i danni da capriolo alle viti, ormai prossime alla vendemmia, dopo lo stop richiesto dall’URCA? Per un egoismo e miopia venatoria di pochi, per motivazioni del tutto incomprensibili ancora una volta in inizio vendemmia 2018 avremo danni alle nostre vigne. URCA è consapevole del danno che potrà produrre?

In questi giorni ho avuto incontri con importanti aziende nel DOCG Chianti Classico, Vernaccia e Brunello e ho avuto segnalazioni di inizio di danni alle uve da cinghiali ma anche da caprioli e daini; questa sospensiva di abbattimento seppur limitata a femmine e piccoli peggiorerà la situazione.

Mi auguro che il mondo venatorio, quello composto da Associazioni responsabili e che ricercano il dialogo con il mondo agricolo, sappia reagire e isolare queste posizioni oltranziste e che continui un confronto serio per limitare i danni alla nostra viticoltura.

La mia posizione in qualità di Presidente dell’ATC 3 è quella della tutela economica dell’Ente per quanto riguarda i danni, di difendere i nostri viticoltori fortemente danneggiati e apprezzare la responsabilità e il dialogo della maggioranza del mondo venatorio associazionistico.

 

L’11 settembre il TAR deciderà nel merito, nel frattempo, i caprioli ringraziano URCA dell’abbondanza di cibo di grande pregio che in questo periodo non manca.

 

Roberto Vivarelli

Presidente ATC 3 Sena Nord"

Toscana: chiusa la caccia alle femmine e ai piccoli di capriolo

Si comunica che a causa di un ricorso al TAR promosso da URCA Nazionale, da oggi risulta interdetto il prelievo di femmina e piccolo di capriolo. Il giudice amministrativo, infatti, ha disposto la sospensione del prelievo in attesa di esaminare il ricorso.

Alleghiamo il dispositivo del ricorso:

https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=AS3FTRCIJ5SVWUFYXHPCP2ZLXA&q=capriolo

 

TOSCANA: LA CCT CHIEDE IL PICCIONE IN PREAPERTURA

  • Pubblicato in Notizie

Noi cacciatori sappiamo bene che, ai continui e crescenti cambiamenti dell’ambiente, corrispondo anche cambiamenti demografici delle varie specie. Negli ultimi anni come noto abbiamo assistito nella fattispecie, non solo all’incremento delle popolazioni di ungulati presenti sul territorio, ma anche di specie come il Piccione comune (Columba livia forma domestica), della Tortora dal collare (Streptopelia decaocto) dello Storno (Sturnus vulgaris) e di molte altre specie opportuniste.
Volgiamo adesso un’attenzione particolare al piccione comune, che, anche in ambito agricolo, causa non pochi danni alle colture, senza tralasciare quelli causati ad infrastrutture e spesso concausa anche di problemi igienico-sanitari.
Da un punto di vista strettamente zoologico il Piccione domestico rappresenta un entità faunistica a sé stante che non va assimilata ne alla forma selvatica, ne a quella domestica, collocandosi più propriamente in una condizione di “animale domestico inselvatichito”. Esso rappresenta una crescente fonte di problematiche che riguardano aspetti differenti della vita cittadina con implicazioni di natura igienico-sanitaria e di danno al patrimonio artistico-monumentale.
Il Piccione comune è specie dotata di buona mobilità, unita a spiccate doti di adattabilità ambientale. Ciò determina la capacità del columbide di interagire con una serie di risorse alimentari sparse sul territorio, coprendo spostamenti circadiani che lo vedono sfruttare gli ambiti urbani per il riposo notturno e la nidificazione, mentre le aree rurali vengono utilizzate per l’approvvigionamento alimentare. Questo comportamento determina che, un efficace strategia di gestione dei conflitti cagionati dal Piccione di città, non può prescindere dalla loro attuazione a scala di comprensorio di fruizione esteso (rurale e urbano).
Il pericolo più grave è quello che gli escrementi dei Piccioni oltre ad essere responsabili dei danni da corrosione alle strutture monumentali e civili, e di un forte degrado cittadino, è che essi portano con se agenti patogeni e parassiti. Ciò li rende veicoli di trasmissione di malattie infettive come: la salmonellosi, l’ornitosi, la borrelliosi, la toxoplasmosi, l’ encefalite e la tubercolosi. I batteri si possono espandere liberamente nell’aria e giungere nei luoghi pubblici contaminando oggetti di uso quotidiano e persino il cibo. La contaminazione fecale dell’ambiente, la polverizzazione e dispersione del guano, la presenza di nidi negli edifici, causano danni talvolta irreparabili, sono occasione di diffusione e di contagio di malattie infettive all’uomo.
Possiamo anche notare che i danni causati dal piccione non si concentrano, come avviene per altre specie, in un solo periodo dell’anno; ma vanno dal periodo delle semine (ottobre-dicembre per i cereali autunno vernini e marzo-giugno per i cereali primaverili e foraggere), a quello della maturazione e raccolta (giugno-luglio per gli autunno vernini e agosto-febbraio per i cereali primaverili). Di conseguenza il controllo di questa specie in particolare riferimento all’impatto sulle colture è fondamentale, come fondamentale è il contributo che possono dare i cacciatori.
Anche nel piano di controllo redatto dalla Regione Toscana con riferimento alle linee guida redatte dall’Ispra, si nota come, nonostante gli abbattimenti effettuati a partire dal 2010, la specie non sia difatti diminuita e continui ad arrecare danni e creare disagi in tutta la Regione Toscana.
Data quindi la parziale efficacia dei controlli effettuati sulla specie fino adesso, anche a causa di un iter autorizzativo al prelievo della specie decisamente troppo lungo, vorremo sviluppare una riflessione che porti al più presto a poter ragionare, in merito al prelievo del piccione, non solo tramite interventi di controllo o comunque con autorizzazioni di prelievo speciali, ma anche con la forma della caccia tradizionale.
L’attività venatoria può svolgere un ruolo importante ed aggiuntivo come strumento di prevenzione ed intervento anche sotto il profilo sanitario. Un prelievo più esteso per numero di partecipanti, su ampi territori, e in momenti ben definiti, potrebbe assicurare una ottima forma di intervento e prevenzione. Per tali ragioni la Confederazione Cacciatori Toscani ha chiesto e continua a chiedere alla Regione Toscana un impegno per trovare le possibili strade legislative al fine di consentire il prelievo del “Piccione” almeno nelle giornate di pre-apertura. Ciò rappresenterebbe un segnale positivo per gli agricoltori e per tutti i cittadini.

Abruzzo: Federcaccia attacca l'assessore Pepe

Due pesi e due misure per i cacciatori della provincia di Teramo. Chi è fortunato e risiede in Val Vibrata con un solo viaggio ( a Nereto ) riesce a ritirare sia il tesserino venatorio regionale sia il tesserino di abbattimento dell’ATC Salinello. Fino agli anni scorsi la Provincia e gli ATC Salinello e Vomano distribuivano i rispettivi tesserini congiuntamente delegando gli Uffici dei diversi Comuni della provincia al fine di snellire le consegne ed evitando ai cacciatori di dover percorrere troppi chilometri per il ritiro dei documenti. L’assessore Dino Pepe ha invece voluto, lo scorso anno ( subentrato alla Provincia ), creare solo tre punti di consegna dei tesserini venatori regionali a Teramo, Atri e Nereto, disinteressandosi della consegna dei tesserini degli ATC che lo hanno fatto autonomamente e costringendo i cacciatori a raggiungere questi luoghi da lui scelti. Quest’anno addirittura la scelta è stata ancora peggiore: infatti i tesserini degli ATC si continua a doverli ritirare presso le sedi degli Ambiti Territoriali di Caccia a Teramo o a Castelnuovo Vomano, mentre coloro che abitano in Val Vibrata nell’Ufficio di Nereto possono ritirare entrambi i tesserini: venatorio e di abbattimento. Una decisione che ha il sapore di campagna elettorale, proprio nei territori dove l’assessore regionale Dino Pepe è riuscito prima a fare il sindaco e poi a trovare la base del suo elettorato per diventare consigliere regionale prima e assessore poi. Non chiediamo la revoca di questa scelta ma eguali diritti per tutti gli altri cacciatori della provincia di Teramo.

Ermano Morelli Pres. Regionale Federcaccia

https://certastampa.it/attualita/28103-per-l-assessore-pepe-non-tutti-i-cacciatori-sono-uguali.html

 

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