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Luca Gironi

Luca Gironi

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Arci Caccia Pistoia sulle modifiche al regolamento del capriolo dell’ATC 11

Inviamo agli organi di stampa le osservazioni inviate dalla nostra associazione all’ATC 11 per quanto riguarda la delibera del nuovo regolamento del capriolo. Come sempre abbiamo analizzato con equilibrio quanto propostoci, ma questa volta riteniamo rendere pubbliche le nostre idee in maniera integrale. Purtroppo, nella precedente occasione dell’approvazione del regolamento del cervo, è successo un disguido che ci ha lasciato un po’ di amaro in bocca. Molte delle nostre osservazioni sono state accolte e ne siamo lieti, ma purtroppo a corredo della delibera, è stato allegato soltanto un documento a firma dell’associazione che controlla l’ATC. In parte coincidente con le nostre idee, in parte decisamente no (vedi parte sul Padule di Fucecchio vocato al cervo). Per questo riteniamo opportuno rendere pubbliche le nostre osservazioni in anticipo, in modo che, se anche questa volta, verranno rese note solo quelle targate Federcaccia i cacciatori potranno conoscere il pensiero di Arci Caccia tramite altri canali.

Il Direttivo Provinciale di Pistoia

 

– All’attenzione del Comitato di gestione dell’ATC

Da una prima lettura del Disciplinare invio, per conto dell’Associazione Arcicaccia di Pistoia
alcune osservazioni di merito al Disciplinare per la caccia di selezione al Capriolo, Daino e
Muflone:

“Premesso che c’era un impegno dell’ATC a semplificare i vari Regolamenti appare come
quest’impegno sia stato assolto in parte e anzi in alcuni casi alcune norme vanno in senso
contrario e per quanto ci riguarda non condivisibili, In particolare:

– Art. 6 e Art. 7 – La localizzazione delle altane, tramite il gestionale informatizzato
va bene mentre per i punti sparo troviamo questa norma non conforme al principio
della semplificazione sopra ricordato e un adempimento burocratico che si può
evitare;

– Art 9 e Art.10 – E’ stata accolta e condivisa la richiesta di abolire i censimenti a vista
nel DDG conservativo, per la realtà del territorio da censire, ma in contemporanea
con l’art. 10 c’è l’inserimento di una prestazione d’opera obbligatoria anche per coloro
che hanno effettuato tutti i censimenti previsti. Quando invece la prestazione d’opera,
certamente utile, dovrebbe servire a recuperare le assenze giustificate ai censimenti.

– Art.11- La prova di tiro diventa facoltativa e premiante per chi la effettua, quindi non più
obbligatoria dando il segnale che nei fatti questa non serve, e se l’ ATC ritiene che questa
non serva per il prelievo in selezione, visto, appunto che è facoltativa, tanto vale abolirla
tanto il cacciatore diligente e interessato la può fare senza l’eventuale premio per la sua
graduatoria.
Comunque, nel caso che invece si ritenga utile la presentazione della prova di tiro, questa
deve essere obbligatoria e va fatta per il vero scopo di questa, e cioè verificare la corretta
taratura della carabina e/o per tutte le carabine che si utilizzano, dato che è ovvio che la
prova serve a verifica della corretta taratura e non a misurare l’abilità del cacciatore al
tiro, visto che, tra l’altro, una non corretta taratura può annullare anche l’eventuale abilità.

– Art. 20 – Non viene citato alcun obbligo per la sbiancatura dei crani e la loro conservazione
per le teste dei maschi visto che possono essere utilizzate per eventuali mostre dei trofei,
mentre va bene non prevederla per i piccoli e le femmine.
Si introduce la norma, secondo il nostro parere, da modificare, che obbliga il cacciatore a conferire tutti i capi al Centro di Controllo, quando era sufficiente per chi non lo conferisce alla filiera, il controllo diretto da un Rilevatore biometrico o in alternativa la conservazione della testa per eventuali controlli.
Questa norma complica di non poco il comportamento del cacciatore e i compiti da adempiere,
e crea un’ aggravio pesante, sia al responsabile del centro, che ai rilevatori per quanto previsto anche al successivo art. 22.
Una norma che può avere ripercussioni negative sul prelievo ( per eventuali abbandoni da parte di cacciatori che si potrebbero ritirare dal prelievo per una disciplina, burocratica e inutile, già ci sono alcuni pronunciamenti in questo senso).
Nello stesso tempo questa norma può incidere negativamente sulle disponibilità dei biorilevatori ( già scarse) per gli oneri e per l’impegno previsto, che va ben oltre alle disponibilità fino ad oggi a loro richieste.

 

Disponibili per chiarimenti e con l’auspicio che queste nostre osservazione trovino attenzione e
accoglimento, porgiamo

Distinti saluti.

p. L’ Arcicaccia Provinciale
( Roberto Mati )

Alleghiamo la bozza inviataci dall’ATC 11

FEDERCACCIA LAZIO SCRIVE A ZINGARETTI PER LA COMMISSIONE DI ESAME

  • Pubblicato in Notizie

Il presidente regionale di Federcaccia Lazio, Aldo Pompetti, si è rivolto al presidente della Regione Lazio per sollecitare la nomina della Commissione di esame di abilitazione per l’attività venatoria.

Questo il testo:

Egregio Presidente

Con la presente, a nome e per conto dell’Associazione che rappresento, intendo manifestarLe un grave problema per il mondo venatorio regionale, derivante dalla mancata nomina dei nuovi componenti della commissione esami di abilitazione all’esercizio venatorio. E’ dallo scorso dicembre, infatti, che detta commissione non si riunisce e, dopo le recenti elezioni regionali, non è più stata nominata.

Il risultato di tale incomprensibile ritardo è facilmente intuibile: ad oggi, considerando tutte e cinque le province del Lazio, sono circa 600 gli aspiranti cacciatori ancora in attesa di sostenere l’esame per l’abilitazione. Addirittura alcuni di loro hanno visto scadere la validità semestrale del proprio certificato medico, il che comporta ulteriori spese e disagi in termini di tempo per acquistare una nuova marca da bollo e sottoporsi nuovamente alla visita. A tale proposito, ravviso una probabile interruzione di pubblico servizio da parte della Regione Lazio, che tra l’altro avrebbe potuto lasciare in piedi la vecchia commissione, prorogandone le cariche, per poi sostituirla con nuove nomine una volta smaltita la richiesta di esami accumulata nel tempo.

Le chiedo pertanto, egregio Presidente, di nominare quanto prima la nuova commissione esami, e di procedere con la convocazione dei candidati provvedendo, inoltre, a indennizzare tutti questi candidati che si fossero eventualmente trovati costretti a procurarsi un nuovo certificato medico, per responsabilità imputabili esclusivamente ai ritardi della Regione.

Certo di un Suo pronto interessamento alla faccenda, cordialmente La saluto

 

(www.ladeadellacaccia.it)

ARCI Caccia: prevenire gli incendi al servizio della natura

Con una sua nota il Comando Carabinieri per la Tutela della Biodiversità e dei Parchi Centro Sviluppo Attività Convenzionali ha invitato alcune associazioni di volontariato e tra queste l’ARCI Caccia il cui Presidente Sergio Sorrentino aveva sottoscritto il Protocollo d’Intesa con il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri il 20.12.2017 con lo scopo di impegnare i propri volontari nelle attività di antincendio boschive così come sollecitato nella recente nota del Comando per la Tutela della Biodiversità. La disponibilità e l’impegno è stato richiesto nelle prime quattro località che possono essere interessate. Sono le provincie di Imperia, Latina, Salerno e Cosenza su cui far convergere in assetto coordinato le attività di osservazione preventiva e primo intervento. Le attività si svolgeranno dal 15 giugno.

 

Roma, 8 giugno 2018

TORINO 8 GIUGNO 2018, LA CACCIA S’E’ DESTA

 

L’8 giugno 2018 il mondo venatorio italiano, unito e compatto così come lo è stato poche altre volte in passato, è sceso in piazza a Torino, sfilando orgogliosamente e civilmente in difesa delle sue ragioni, e di una storia antica e ricca di cultura e tradizioni.
La scelta del Piemonte, e della prima capitale dell’Italia Unita come sede della manifestazione, non è affatto casuale, perché qui si sta votando una legge sulla caccia che farà della regione subalpina quella con le norme più restrittive in tutta Europa, in palese violazione con quanto stabilito dalle leggi delle Stato e dalla stessa Costituzione della Repubblica Italiana, come nel caso del divieto di cacciare 15 specie previste dalla l.157/92, o delle limitazioni poste all’attività venatoria domenicale.
Il mondo venatorio non ci sta, e chiede rispetto e considerazione per un’attività antica quanto tradizionale, indispensabile per la corretta gestione del territorio e delle sue ricchezze naturali, utile per la difesa delle biodiversità e generatrice di ricchezza, essendo la caccia il volano di un’economia che in Italia produce quasi 10 mld di euro l’anno, oltre mezzo punto di PIL, e fa lavorare circa 87.000 persone; divieti e limitazioni assurde come quello della caccia alla domenica non servono certo a salvare specie selvatiche che peraltro non sono in pericolo d’estinzione, ma al contrario mettono a rischio attività e posti di lavoro.
La caccia è attività normalmente praticata in tutto il mondo, e i cacciatori ovunque sono rispettati, considerati come una risorsa cui profittare, e non come un problema da risolvere; dev’essere così anche da noi, in Piemonte e in Italia, e bisogna se ne prenda atto, senza pregiudizi o preconcetti.
In questi giorni è stato varato il nuovo Governo, a guida dell’Avv. Prof. Giuseppe Conte, e guardiamo ad esso con consapevole fiducia, nella speranza che ora la politica inizi ad occuparsi seriamente dell’attività venatoria, con l’aggiornamento di leggi che risentono dell’avanzare dei tempi, come la l.157/92, o l’altrettanto vetusta 394/91, norme che non debbono essere cancellate, bensì ammodernate.
Noi crediamo che l’attività venatoria debba avere un futuro importante in questo Paese, e questo anche difendendo le cacce tradizionali ma integrandosi con le indicazioni che ci giungono dall’Europa, e tutto sempre nel pieno rispetto di ambiente e mondo agricolo; infatti, qualora l’attività venatoria dovesse subire degli arresti, o ulteriori limitazioni oltre a quelle già imposte, sarebbero proprio questi ultimi a patirne le maggiori conseguenze, con grave danno per l’intera Società.
Auspichiamo quindi che il Piemonte sappia affrontare la questione rifuggendo dalle spinte ideologiche e da quelle emotive ora fortemente presenti, affrontando in maniera seria e consapevole la materia, servisse anche facendo un passo indietro se spintosi troppo in là nell’immotivata penalizzazione dell’attività venatoria; cambiare non sempre vuol dire cedere o recedere da proprie precedenti posizioni, semmai far esercizio d’autocritica e dimostrare intelligenza politica.
Confidiamo quindi nella saggezza del Presidente Sergio Chiamparino, di Giunta e Consiglio Regionale, e con questo li vogliamo ringraziare per questa occasione concessaci.
A Torino, l’8 giugno, La Caccia s’è desta!

La Associazioni Venatorie.

Allegato comunicato...

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