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Luca Gironi

Luca Gironi

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ANLC: Adesso è ufficiale, la legge obiettivo della Regione Toscana è fallita.

 

Apprendiamo dai dati annunciati dal Dirigente dell'Ufficio caccia regionale che gli abbattimenti, a seguito delle nuove norme previste dalla legge obiettivo della Regione Toscana, ammonterebbero a meno di 20 mila capi in tutto il territorio: un vero e proprio fallimento certificato.
Gli uffici regionali hanno partorito una legge che ha distrutto gli equilibri più che ventennali che regolavano il sistema caccia in Toscana, rovinando il rapporto con il mondo agricolo e di pari passo creando conflitti profondi tra cacciatori, per non dimenticare il nuovo ruolo assegnato alle squadre del cinghiale, cioè soggetti da spremere come limoni con tasse e nuovi balzelli togliendogli il ruolo che prima avevano nella gestione degli ungulati.
I danni alle coltivazioni sono aumentati esponenzialmente, in qualche provincia sono addirittura cresciuti di 10 volte rispetto agli anni passati, a fronte di una media di abbattimenti, grazie alla legge obiettivo, di poco più di 5 mila capi a provincia, sempre secondo i dati annunciati (e mai forniti in maniera ufficiale e quindi non verificabili) sulla stampa.
Si preferisce buttare là qualche dato purché sia, per dare fumo negli occhi a chi di caccia non si intende (forse qualche consigliere regionale sprovveduto), invece di rispondere alle richieste delle associazioni venatorie ed agricole di avere i dati degli abbattimenti per poterli poi verificare sul campo.
Un disastro annunciato si è realizzato; ormai appare oggettivo a tutti quello che da mesi andiamo dicendo, siamo diretti da veri e proprio dilettanti allo sbaraglio!
La legge obiettivo si prefiggeva di eliminare in tre anni alcune centinaia di migliaia di capi, 250 mila all'anno ci pare di ricordare negli annunci, e prevedeva una verifica dell'applicazione della legge proprio ad inizio di questo anno, vogliamo sapere se il Consiglio regionale intende mantenere fede agli impegni presi votando la legge obiettivo e quindi chiedere questa verifica fallimentare.
Il tutto condito da un regolamento che è in fase di definizione che penalizza gli Atc come associazioni di cacciatori, e che vede come proposta proprio degli Atc esistenti di togliere il potere di controllo ai cacciatori, eliminando la possibilità di assistere alle riunioni dei Comitati decretandole come "segrete", così che nessuno possa verificare l'operato dei vertici.
Non ci sembra una buona idea passare da riunioni pubbliche a riunioni a porte chiuse, visti i gravi fatti accaduti nel passato che hanno dato il via a processi ed indagini ancora oggi in corso per mala gestione dei soldi dei cacciatori. Questi fondi, ricordiamo a tutti, sono pubblici e quindi, come avviene per altri consessi come i consigli comunali, provinciali o regionali, le sedute dovrebbero essere aperte al pubblico che non può certo intervenire ma che può ascoltare o prendere visione successivamente dei verbali e delle trascrizioni. Ancora più grave questa situazione se pensiamo che i comitati di gestione saranno tutti monocolore con le associazioni minoritarie escluse dagli Atc e quindi private anche della minima possibilità di controllo prima che siano prese del decisioni.
Sempre in tema di Atc sono state violate le più elementari norme del codice civile facendo deliberare la giunta regionale in modo tale che le associazioni ambientaliste, che devono indicare i nominativi per la nomina da parte della Regione negli Atc, siano scelte senza tenere conto della consistenza associativa, addirittura con un sorteggio se non ci sarà accordo tra le associazioni di protezione ambientale, che ricordiamo sono previste dalla legge 157 e che essendo riconosciute presso il Ministero dell'Ambiente avendo tutte il diritto a partecipare al processo di nomina, invece si assiste ai soliti provvedimenti ad hoc, non vogliamo pensare per qualche "amico".
Lo stesso sistema sembra essere usato nella bozza di regolamento che ci è stata inviata dagli uffici regionali per dare mano libera ai concessionari delle aziende faunistico ed agrituristico venatorie, permettendogli di fare il proprio comodo nelle loro aziende, che diventeranno padrone dei capi abbattuti in controllo al loro interno. Questo è fuori da ogni logica di gestione del territorio e dalle regole che invece sono chiamati a rispettare i cacciatori, che anche in questo caso sono chiamati a pagare sempre di più per avere sempre di meno, addirittura dovrebbe essere l'Atc a fornire le fascette per i capi abbattuti alle aziende; quindi a spese dei cacciatori? Anche in questo caso la domanda nasce spontanea, si deve favorire qualcuno?
Si continua quindi a demolire un sistema caccia che, seppure ci ha visti molte volte critici, era un modello a livello nazionale. Le nostre richieste di modifica avanzate negli anni erano votate a migliorare un impianto solido e che funzionava, ci troviamo di fronte alle macerie di quell'edificio al solo scopo di danneggiare le associazioni venatorie, i cacciatori, gli agricoltori ed oggi anche il mondo ambientalista, al solo scopo di favorire qualche soggetto che non ha nulla a che vedere con le associazioni di categoria.
Invitiamo ancora una volta l'assessore Remaschi ad imporre un cambio di rotta, perché ci pare ostaggio di burocrati senza competenza che ci hanno sommerso di regole spesso inutili e tasse da pagare, riuscendo ad ottenere risultati risibili dal punto di vista gestionale e devastando il rapporto tra istituzioni e cacciatori.

Sisto Dati

FIDC BRESCIA SULL’INCONTRO CON GLI EUROPARLAMENTARI

 

Dall’Europa all’Italia, continua l’interesse per i temi venatori degli europarlamentari, Lara Comi, Renata Briano, Salvatore Cicu, Paolo De Castro, Remo Sernagiotto e Damiano Zoffoli. Il giorno 23 gennaio infatti questi hanno incontrato a Milano le associazioni venatorie italiane. A rappresentanza di Federcaccia hanno partecipato alla riunione Lorenzo Bertacchi, presidente di Federcaccia Lombardia e Giacomo Lanzini, vice presidente di Federcaccia Brescia. Lo scopo dell’incontro era discutere di alcune problematiche, con particolare riferimento ai temi dello storno e dei calendari venatori, e definire un percorso condiviso con le associazioni. L’impressione è stata positiva, i deputati hanno dimostrato disponibilità ad attivarsi per fare valere i diritti dei cacciatori in modo da allinearci alle altre nazioni europee.

In accordo con le associazioni venatorie, i sei eurodeputati scriveranno ai commissari europei Frans Timmermans e Karmenu Vella chiedendo di considerare le caratteristiche e le particolarità dei vari territori nell’applicazione del piano d’azione annunciato dalla Commissione europea.

Importante sarà cercare di risolvere le contraddizioni oggi esistenti tra i vari Stati membri, in particolar modo quelli simili ambientalmente e da un punto di vista climatico. In questo senso una questione molto cara ai cacciatori italiani potrebbe essere riaperta: quella dello storno, cacciabile ad esempio in Paesi confinanti al nostro, come la Francia o ancora la Spagna. Si pensi inoltre anche ai calendari venatori, con date di chiusura differenti in Paesi confinanti.

Si è inoltre discusso del fatto che ISPRA si debba dotare di dati scientifici in linea con quelli delle altre istituzioni europee, condizione ad oggi non esistente. A chi tocca quindi fare in modo che ISPRA rispetti questo requisito? La risposta è semplice: è evidente che Ispra deve avere questi dati ma non tocca all’Europa intervenire, richiamando l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, è l’Italia che si deve organizzare. Su questo argomento i deputati si rivolgeranno al ministro Galletti, che anche recentemente hanno incontrato, e che si è dimostrato meno rigido rispetto al recente passato, tanto che non ci sono state misure restrittive sulla chiusura anticipata di certi tipi di caccia.

Un altro aspetto emerso è l’interesse delle associazioni a riconoscere le cacce tradizionali tra gli aspetti culturali tutelabili attraverso l’attuazione delle deroghe, calcolando le piccole quantità.

Da parte nostra è arrivato il suggerimento di creare un tavolo di lavoro per ragionare su questioni aperte a livello nazionale, facendosi carico di questioni che a volte sono di pertinenza europea e altre volte della Regione.

(www.cacciando.com)

Bigben annuncia il lancio di Hunting Simulator, un’esperienza di gioco esaltante per tutti gli appassionati di caccia

Vivi l’avventura della caccia in una splendida e realistica

rappresentazione della natura selvaggia.

Lesquin, Francia, 31 gennaio 2017 – Bigben e lo sviluppatore Neopica sono orgogliosi di annunciare Hunting Simulator, la prima simulazione di caccia per console di ultima generazione che sarà disponibile quest’estate per PlayStation®4, Xbox One e PC.

Vera e propria simulazione, Hunting Simulator è in grado di regalare un’esperienza di caccia autentica ad ogni tipo di giocatore. Grazie alle sue immense aree di caccia, in cui le fasi di individuazione della preda, dell’avvicinamento e dell’appostamento sono fedelmente riprodotte, l’immersione è veramente totale. Il gioco mette in scena ambientazioni ricreate da alcune tra le più famose regioni di caccia del mondo, tra cui le montagne del Colorado, le foreste delle catene montuose francesi e i piani innevati dell’Alaska, abitate da animali realizzati in maniera superba e dotati delle loro peculiarità e dei loro comportamenti più comuni. Piccola e grande selvaggina, uccelli d’acqua e anche predatori: Hunting Simulator offre un’esperienza cinegetica autentica e realistica.

Caratteristiche chiave:
• Uno tra i più completi bestiari all’interno di un gioco di caccia, con più di 35 specie di animali che variano dalle piccole prede sedentarie della pianura alla grande cacciagione e alla selvaggina.
• 12 ampie aree di gioco per vivere l’eccitante esperienza della caccia in Nord America ed Europa.
• Intense sezioni di caccia e centinaia di obiettivi in tre modalità di gioco: campagna, caccia libera e pratica di tiro.
• Sia che si tratti di “caccia all’aspetto”, caccia vagante o caccia di selezione, sono davvero tante le tecniche di caccia a disposizione del giocatore per raggiungere la preda
• Numerose armi da caccia da scegliere tra fucili sovrapposti e doppiette, archi ricurvi e balestre.
• Una moltitudine di accessori da caccia: richiami per animali, esche, telemetri e indicatori di vento.
• Modalità multiplayer cooperativa per giocare con un massimo di altri tre compagni di caccia.

Clicca qui per scaricare gli screenshot e le immagini del packaging del gioco: https://we.tl/oBWa9m4UNJ

La stagione di caccia prende il via questa estate su PlayStation®4, Xbox One e PC.

ANPAM, Assoarmieri e Conarmi: bene la revisione della direttiva sulle armi civili approvata dal Parlamento Europeo ma occorre andare oltre in termini di diritti dei cittadini e delle imprese

Roma, 30 gennaio 2017 - La commissione parlamentare IMCO del Parlamento Europeo ha approvato, in data 26 gennaio 2017, con 25 voti a favore, 9 contrari e 2 astensioni, il compromesso raggiunto a dicembre tra Parlamento e Consiglio finalizzato alla revisione della direttiva sulle armi civili.
Le associazioni italiane di categoria della filiera, ANPAM, Conarmi e Assoarmieri, prendono atto del fatto che il Consiglio e il Parlamento hanno apportato alcune migliorie al testo iniziale proposto dalla Commissione europea, che conteneva numerose e immotivate restrizioni, prive di alcun supporto scientifico, che danneggiavano gli operatori del comparto e gli utilizzatori, ma desiderano sottolineare che nel testo continuano a permanere chiare criticità.
Appare corretta la volontà di uniformare a livello UE le regole sulla disattivazione delle armi sul territorio europeo e i criteri di costruzione delle armi a salve, che non devono essere convertite dalla criminalità in armi funzionanti.
Si ritiene invece non appropriata la volontà di invadere la competenza esclusiva dei Paesi membri su questioni importanti, come per esempio la determinazione dei requisiti psicofisici per il rilascio dei porti d’arma, i criteri per la custodia domestica delle armi o l’informatizzazione dei registri degli armieri, e ciò in considerazione dell’eterogeneità delle situazioni di fatto in relazione alle diverse esigenze di pubblica sicurezza nei vari Paesi europei.
Non si condivide inoltre l’imposizione di prescrizioni aggiuntive in materia di marcatura delle armi non contemplate dai trattati internazionali firmati dai Paesi membri e non previste in nessun Paese del mondo, secondo un modello che a suo tempo la stessa ONU aveva rigettato. La misura non avrà rilevanti effetti positivi sulla tracciabilità ma penalizzerà sensibilmente gli operatori europei, a tutto vantaggio dei competitor esteri. Ciò comporterà inoltre apprezzabili difficoltà per le istituzioni nazionali, che dovranno sviluppare nuovi sistemi informatizzati che comprendano i dati non solo delle armi, ma anche di tutte le loro parti essenziali, causando un considerevole aggravio degli adempimenti e un conseguente maggiore rischio di errore.
I trattati internazionali e la direttiva stessa escludono dal loro campo di applicazione le armi antiche, prodotte prima del 1890; non si condivide pertanto l’equiparazione alle moderne armi da caccia, tiro e difesa delle riproduzioni di armi antiche, in tutto e per tutto identiche agli originali, e, come tali, oggettivamente prive di pericolosità sociale. Una misura, quest’ultima, che apporta un immotivato danno al comparto armiero. Anche tale prescrizione dovrebbe essere lasciata alla discrezionalità degli Stati membri.
Non risultano inoltre giuridicamente sostenibili altre prescrizioni, come l’inclusione immotivata di alcune tipologie di armi civili nelle categorie proibite, che lascia agli Stati membri discrezionalità sulle esenzioni: invece di armonizzare, il sistema comporterà discipline assai differenti nei diversi Paesi, con ovvie difficoltà di carattere applicativo, anche con riferimento al trasferimento di armi e munizioni all’interno del territorio dell’Unione Europea.
ANPAM, Assoarmieri e Conarmi ritengono che affrontare tematiche così delicate senza i necessari approfondimenti e consensi non solo comporterà una ulteriore difformità di applicazione della disciplina sul territorio europeo, ma restringerà i diritti di cittadini e imprese senza che a tali sacrifici corrisponda un apprezzabile e proporzionato incremento della sicurezza. Sarebbe stato certamente più utile che la UE procedesse a una reale verifica dell’implementazione della direttiva modificata nel 2008 prima di proporre una riforma ulteriore, destinata in queste circostanze a creare ulteriore disomogeneità normativa e applicativa tra Paesi più e meno virtuosi, senza benefici rilevanti di pubblica sicurezza, ma creando decise penalizzazioni nei confronti di operatori e utilizzatori.
Il terrorismo si combatte controllando il territorio e le frontiere, e non creando burocrazia e restrizioni ai legittimi operatori del comparto. A conferma di ciò un recente studio di Transcrime (http://fireproject.eu/explore/#/shootings), primo nel suo genere a livello europeo, evidenzia che il numero di fatti delittuosi con l’utilizzo di armi legalmente detenute è assolutamente risibile.
Le Associazioni desiderano rivolgere un particolare ringraziamento ai parlamentari europei ed alle istituzioni che si sono confrontate periodicamente e si sono adoperate per evitare quante più restrizioni possibili. L’impatto del testo risultante non è privo di criticità per un comparto che in Europa conta circa 1.800 aziende, 200 distributori, 14.000 armerie, 300.000 collezionisti e oltre 12 milioni di appassionati, che genera un fatturato annuo di oltre 40 Miliardi di euro e impiega oltre 580.000 mila posti di lavoro.

UE: VOTAZIONE IMCO DEL 26 GENNAIO, IL PARERE DEL COMITATO DIRETTIVA 477

  • Pubblicato in Notizie

Il Comitato Direttiva 477, pur conscio dei grandi miglioramenti ottenuti rispetto alle proposte iniziali, non essendo state eliminate le enormi criticità già sottolineate durante il “trilogo” considera in modo del tutto negativo il testo di modifica della Direttiva 91/477 approvato dall’IMCO il 26 gennaio.

Portare in categoria “A” moltissime armi, peraltro mai usate in attentati terroristici, avrà effetti mortali sul mercato armiero, su molti produttori e soprattutto per gli utilizzatori; demenziale è inoltre il considerare pericolose delle repliche di armi antiche solo perché costruite con utensili moderni così come è ulteriormente demenziale il continuare ad affidare la classificazione di armi a soggettivi criteri di somiglianza ad armi automatiche.

Ci rendiamo conto che l’avvicinarsi della fine del percorso legislativo diminuisce i tempi e le modalità di contrasto utilizzabili, per questo motivo siamo determinati più che mai ad intensificare al massimo gli sforzi per ridurre ulteriormente l’erosione dei diritti dei cittadini europei.

Normative

Ambiente

Enogastronomia

Attrezzatura