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Luca Gironi

Luca Gironi

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Toscana: il Presidente di Arci Caccia Bussolotti scrive ai colleghi delle Associazioni Venatorie, “Parliamo di unità partendo dai contenuti”

arcicaccia logo co1Il Presidente Regionale Arci Caccia Sirio Bussolotti prova a dare il la ad uno sblocco dei rapporti tra associazioni venatorie in Toscana (e non solo) e lo fa con questa lettera inviata agli altri Presidenti Regionali delle Associazioni Venatorie Toscane. Arci Caccia ha fatto il primo passo, adesso si aspetta la risposta delle altre associazioni a queste proposte che è impossibile non condividere.

Ai Presidenti

delle Associazioni Venatorie riconosciute

della Regione Toscana

 

Gentili Presidenti,

ci rivolgiamo a voi e vostro tramite agli associati che rappresentate e sono patrimonio molto ricco di idee, emozioni, passione e ragione.

Ancorchè in diminuzione, i cacciatori svolgono, e meglio possono farlo, un ruolo importante e significativo in Toscana. Valorizzare e rivisitare nella nostra terra di antiche, radicate e qualificate tradizioni rurali, l’attività di gestione faunistica degli ATC, degli Istituti, delle Aree Protette è una sfida che è possibile ancora vincere conquistando attenzione ed interesse degli imprenditori agricoli e dei cittadini avendo uno sguardo attento alle nuove generazioni.

Occorrerebbe aprire una riflessione comune per cercare insieme i contenuti unitari sui quali aprire il confronto con le altre rappresentanze. Una “costituente” che sia radicata nel dibattito, aperta tra i cacciatori e che sappia ascoltare quanto, in tema di gestione, si agita nella società civile.

Forse occorrerà insieme, prendere atto della sterilità di una discussione autoreferenziale sulle Associazioni venatorie, sul loro ruolo, su modelli che con sincerità tutti, hanno dimostrato pur con diverse sigle, di essere strumentali sia in Toscana, in Emilia siano CCT, FENAVERI ma anche la Cabina di Regia al mantenimento delle Associazioni che a quanto si muove nella Società.

Proviamo a partire dai contenuti, sarà più faticoso ma indispensabile premessa alla scelta di un modello associativo, organizzativo confacente alla prospettiva e alla concretizzazione del progetto che rilanci l’immagine, l’identità del cacciatore definendo, modificando, integrando funzioni e compiti degli Enti, gli ATC, cui la legge ha affidato la realizzazione delle politiche faunistico venatorie e la gestione del bene di tutti, del patrimonio faunistico.

Ripartire dai contenuti può essere un buon “antidoto” alla tentazione di mettere l’interesse delle Associazioni nazionali esistenti, così come organizzate prima della stessa caccia, della conservazione degli spazi e delle aree ove praticarla e della gratificazione dei praticanti che, di quei territori, sono custodi, oggi con gli ATC che con le luci e le ombre, sono la rete di presenza da cui partire insieme ai Circoli, alle Sezioni delle Associazioni Venatorie.

Noi stiamo svolgendo il nostro Congresso che è pronto ad aprirsi senza nostalgie e retropensieri ad una rifondazione, rigenerazione, a qualsivoglia costituente. Chiunque ha voglia, sensibilità di battere un colpo sarà benvenuto…

Il Presidente Regionale

Sirio Bussolotti

Campania: è arrivata la resa dei conti sul Calendario Venatorio

 assoc campania

 

REDDE RATIONEM
Si è giunti, infine, alla resa dei conti, al redde rationem, in merito all’adozione del calendario venatorio, caratterizzato da un iter che definire tormentato è poco, soprattutto a causa di decisioni ondivaghe e, purtroppo, lontane da quei dati, tecnici, scientifici e giuridici, che pure le scriventi Associazioni si erano premunite di fornire alla Regione Campania. Non va sottaciuto, e tanto va ribadito con forza, che la corposa produzione documentale, sin dalla prima seduta del CTFVR, era nella disponibilità della Regione Campania, che avrebbe potuto farne buon uso e, pertanto, trasmettere all’ISPRA, ai fini dell’acquisizione del previsto parere, un calendario venatorio che ricomprendesse pure la preapertura.
Ma, con ogni evidenza, purtroppo, così non è stato!
Traspare, in maniera evidente, che le determinazioni assunte dalla Giunta Regionale della Campania, e per essa dal competente Assessorato, con riferimento alla mancata previsione della cd. “preapertura”, ovvero della possibilità di anticipare il prelievo ad alcune specie a far data dall’1° settembre, prevista dall’art. 19, comma 2, L. 157/1992, costituisce una graziosa concessione al mondo animalista.
Desta non poca preoccupazione tale inopinata, quanto divisiva, scelta; a fronte delle reiterate e legittime argomentazioni sostenute dalle Associazioni venatorie ed agricole, confortate, si è detto, da incontrovertibili dati, tecnici, scientifici e giuridici, si è preferito, ricorrendo a discettazioni di pura e chiara matrice ideologica, privilegiare coloro che, a prescindere da tutto e da tutti, sono contrari all’attività venatoria.
Si comprende come l’infelice scelta operata dalla Regione Campania (che non è la prima e, si teme, non sarà nemmeno l’ultima!!!), defraudando i cacciatori campani di alcune giornate di caccia, di fatto, elimina dalle specie cacciabili la tortora, specie migratoria che, notoriamente, abbandona i lidi italici nei primissimi giorni di settembre.
Ma l’Assessorato, imperterrito, va oltre; la sua, improvvida, scelta, oltre che quelle provenienti dalle associazioni venatorie, ha disatteso le richieste provenienti dal mondo agricolo laddove, da più parti, veniva palesata l’esigenza di contenere le specie cd. opportuniste, anzi problematiche, per non urtare la sensibilità degli animalisti radical chic, cosi cari alla politica.
Non possiamo non dare atto alla Regione Campania che, almeno sotto un punto vista (uno solo!), è stata coerente: la sua politica venatoria ha scontentato tutti, ma proprio tutti: i cacciatori, ma anche gli agricoltori che, per il futile compiacimento dell’animalismo più cieco, vedranno, così, vanificato il loro duro lavoro.
Né l’assoluta irricevibilità della posizione assunta dall’Assessorato può, in qualche modo, essere mitigata dalla circostanza che, finalmente, il calendario venatoria reintroduce, in parte, il concetto di apertura generale alla terza domenica di settembre, laddove consente il prelievo di 17 specie di fauna migratoria, rispetto alle 3/4 consentite negli ultimi anni (sic!), o prolunga il periodo della specie “quaglia” fino al 29 novembre. Si ribadisce, con forza, che quanto previsto dalla Regione Campania, oltre che alla L. 157/92, risulta essere conforme a quella serie di dati, tecnici, scientifici e giuridici, da tempo, forniti alla politica e da questa, inopinatamente, ignorati. Pertanto, con ogni evidenza, l’attuale calendario venatorio elimina odiose distonie che, negli anni, avevano caratterizzato la politica venatoria campana, tutt’ora sussistenti per talune specie (ex multis, beccaccino e frullino) laddove, in maniera incomprensibile e tautologica, viene anticipato il termine ultimo di prelievo rispetto alla data del 31 gennaio, prevista dalla L. 157/92.
Ebbene, innegabilmente, l’unica cura dell’Assessorato era quello di assecondare, ricevendone, così, il pubblico plauso, per non aver consentito la cd. preapertura, i desiderata di uno sparuto gruppo di “amici” appartenenti al mondo animalista, eletti con percentuali di voto irrisorie (pochi decimali!).
Con ogni evidenza, la politica non ha voluto e/o saputo valorizzare il serrato confronto dialettico che ha caratterizzato gli ultimi mesi, laddove, anche alla presenza dei competenti Uffici Regionali, adducendo inoppugnabili dati scientifici e chiarissime argomentazioni tecnico-giuridiche, si è avuto modo di confutare e sconfessare tutte le motivazioni “asseritamente” ostative alla concessione della caccia in periodo di pre-apertura.
All’unisono, le scriventi AA.VV. ribadiscono la più ampia disponibilità a calendarizzare incontri periodici finalizzati alla loro partecipazione e coinvolgimento, anche in termini di consulenza, nei processi decisionali riguardanti l’attività venatoria, stante l’assoluta inadeguatezza, dei competenti Uffici della Regione Campania basta da ultimo evidenziare le evidenti e palesi contraddizioni inserite nella delibera di approvazione del calendario dove da un lato si autorizza la caccia alla specie colombaccio dalla terza domenica di settembre 2021 al 31 gennaio 2022 e dall’altro se ne autorizza il prelievo solo da appostamento fisso e con carniere giornaliero massimo di cinque capi dal primo gennaio 2022 al 10 febbraio 2022 o l’inspiegabile divieto di addestramento cani dal 01 settembre al 15 settembre 2021!!.
Si chiede, con forza, che le future decisioni in materia siano improntate ad una maggiore sensibilità ed apertura alle esigenze del mondo venatorio, poiché quelle attuali, caratterizzate da un chiaro stampo politico-burocratico, appaiono non condivisibili ed irricevibili
Intanto, redde rationem, la Regione vieta la preapertura ai cacciatori campani.

Toscana: continua la battaglia di Arci Caccia contro la limitazione di accesso dei cacciatori all’Area Contigua del Padule di Fucecchio

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Continua l’Azione di Arci Caccia per riportare equità nella possibilità di accesso dei cacciatori nell’Area Contigua del Padule di Fucecchio. L'ufficio legale dell'associazione, capeggiato dall’Avvocato Andrea Biagioni, ha stilato questa lettera che è già stata inviata agli Assessori competenti in modo da chiedere che sia consentita, nel rispetto di tempi e distanze, la caccia da appostamento temporaneo anche nelle prime due ore della giornata. In modo da ridare la possibilità di vivere questa importante area umida anche ai non titolari di appostamento fisso.

Lettera Regolamento Padule di Fucecchio page 0001 724x1024Lettera Regolamento Padule di Fucecchio page 0002 724x1024

La Presidenza Nazionale Arci Caccia incontra i vertici nazionali di CIA e PD in preparazione del Consiglio Nazionale di domani 24 luglio 2021

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In preparazione del Consiglio Nazionale di domani 24 luglio, è partita una fittissima rete di incontri con forze politiche, parti sociali, organizzazioni di categoria per promuovere e discutere i temi più scottanti sul piatto, dall’emergenza danni da cinghiale alla corretta applicazione della legge 157/92.

Questi gli appuntamenti più significativi che oggi hanno visto il gruppo di Arci Caccia, formato dal Presidente Nazionale Maffei, dal Presidente del Consiglio Nazionale De Bartolomeo e dal Consigliere Nazionale Luongo incontrare, prima la più autorevole delegazione della Confederazione Italiana Agricoltori guidata dal Presidente Nazionale Dino Scanavino e dal Vicepresidente con delega Mauro Di Zio, nonché Presidente Regionale di CIA Abruzzo. Incontro positivo, cordiale, dal quale originerà un comunicato congiunto che uscirà nei prossimi giorni per illustrare le tappe di un percorso comune tra le due Associazioni sui temi legati al rapporto tra fauna selvatica e economia agricola. Subito dopo, una rappresentanza della presidenza PD, formata dall’Onorevole Susanna Cenni, Responsabile Politiche Agricole, Alimentari e Forestali del PD, dal Senatore Mino Taricco, membro della commissione agricoltura del Senato e dall’Onorevole Antonella Incerti ha avuto un lungo e positivo incontro con Maffei, De Bartolomeo e Luongo. I temi all’ordine del giorno verranno meglio esplicitati nei prossimi giorni con un comunicato congiunto ma, possiamo anticipare che hanno riguardato la Gestione Faunistica, la valorizzazione degli Enti Gestori come ATC, CA e Aree Protettee la tutela della biodiversità. Confermata, inoltre, l’importanza della presenza del cacciatore nella società e dell’uso delle armi nell’attività venatoria e sportiva, in sintonia anche con la posizione espressa dal Segretario PD Enrico Letta in un’apposita intervista. Tutto materiale che arricchirà i dibattiti e il confronto interno alla nostra associazione nel percorso congressuale. Nei prossimi giorni ci saranno nuovi incontri e ci auspichiamo di trovare altri gregari disposti a seguirci su questa via, tesa a cercare soluzioni alle problematiche che affliggono l’attività venatoria e al rilancio di questa nella società rurale, patrimonio inestimabile del nostro paese.

Caccia; sì dalla Regione a risoluzione Lega per “contrastare boom di cinghiali”. Pompignoli “situazione intollerabile. Danni a imprese e territorio”

cinghiale1Cesena, 22 luglio. È stata approvata a maggioranza dall’Assemblea legislativa regionale, nel corso della manovra di assestamento al bilancio 2021, una risoluzione della Lega e sottoscritta anche dal consigliere regionale di Forlì Cesena, Massimiliano Pompignoli, in cui si “impegna la Giunta regionale ad attivarsi presso il Governo ed il Parlamento affinché siano predisposte misure straordinarie per il controllo dei cinghiali la cui presenza è in esponenziale aumento sul territorio nazionale, e sia ampliato all’interno della Legge 157/1992 l’elenco delle figure abilitate ad effettuare tali attività, riconoscendo la figura e il ruolo del coadiutore volontario, anche come figura di pubblica utilità e si possa procedere, da parte delle amministrazioni regionali, alla semplificazione della richiesta di autorizzazione al prelievo.”

“È sotto gli occhi di tutto il continuo aumento, su tutto il territorio regionale, del numero di ungulati selvatici, come cinghiali e caprioli, al di fuori dei propri habitat naturali” – spiega Pompignoli – “la loro eccessiva presenza comporta rischi di squilibrio biologico di vasti ecosistemi territoriali, l’aumento dei danni alle coltivazioni agricole e pericoli, sempre più frequenti, per l’incolumità pubblica. Le misure previste dalla normativa nazionale per il controllo di tali specie non sembrano più sufficienti a contenerne la presenza, con la conseguenza che sono in grave difficoltà l’operatività e l’attuazione dei piani di controllo a livello regionale. Risulta quindi sempre più necessaria l’introduzione di misure volte a regolamentare meglio e a rendere maggiormente incisive le attività di controllo della fauna selvatica attraverso un aggiornamento della Legge nazionale 157/1992 che preveda specificatamente l’introduzione della figura del coadiutore volontario formato, il quale, dopo avere seguito appositi corsi di formazione, a titolo volontario fornisca supporto nell'effettuazione del contenimento numerico della fauna selvatica, oggi in capo solo agli agenti dipendenti di regioni, province e città metropolitane. Cosa che è già stata avvallata dalla Corte Costituzionale che ha mutato orientamento, legittimando la possibilità di ampliare la platea delle figure abilitate a prendere parte alle operazioni di controllo faunistico a scopo di contenimento, per tutti quei soggetti purché adeguatamente formati, come proprietari e conduttori di fondi agricoli provvisti di licenza di caccia, altri cacciatori abilitati, guardie venatorie e ambientali volontarie, guardie giurate, a fronte dell’aumento esponenziale di cinghiali, della riduzione del personale incaricato di controllarli e dell’aumentato rischio di danni alle coltivazioni agricole e per la sicurezza dei cittadini.”

 

Ufficio Stampa Lega Romagna

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